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lunedì 26 febbraio 2018

buone notizie per le coppie miste

Le coppie miste sono davvero destinate al fallimento? Il matrimonio misto scoppia più di quello italiano?
Nel 2015, le separazioni di coppie miste hanno raggiunto in termini assoluti un massimo pari a 8.657 (in termini relativi 9,4% di tutte le separazioni, percentuale simile a quella registrata lo scorso anno).
I divorzi di coppie miste, seppur aumentati in valore assoluto (7.160 nel 2015), mostrano una tendenza alla diminuzione in termini relativi. Nel 2015 sono pari all’8,7% del totale dei divorzi mentre erano il 9,5% del totale nel 2014  (ISTAT).
Eurispes ha stimato l’andamento del numero di matrimoni calcolando che quelli misti celebrati arriveranno in Italia a circa  35.807 nel 2030 (dai 27.905 registrati nel 2015 – fonte Eurostat).
Tutti dati che fanno ben sperare per i destini delle coppie miste: divorzi in diminuzione, matrimoni destinati ad aumentare.

Continua a leggere il mio post su Instamamme, nella mia rubrica, Bicult [...]


mercoledì 7 febbraio 2018

razzismo e bambini: come parlarne, come reagire

Fuori da scuola, oggi, il mio seienne pianta un capriccio qualunque.
Mi fermo e gli parlo cercando di farlo ragionare: si avvicina una signora, sorride intenerita, gli pizzica una guancia e gli dice un bel morettino come te che fa i capricci?!

Cercando di non incenerirla all'istante, in tono serio, ma non aggressivo, le chiedo signora, cosa c'entra il colore della sua pelle? 
In ogni caso, continuo, la prego di non toccare mio figlio senza il suo permesso e la prego di non intromettersi in un discorso privato.
Mi ha risposto che sono un'isterica (classico insulto maschilista da donna a donna che rimanda all'incapacità femminile interiorizzata di formulare pensieri complessi, tra l'altro) e se l'è filata.

Questo banale episodio mi serve da pretesto per un ragionamento sulla reazione da avere in caso di comportamenti scorretti verso i nostri bambini.

Se n'è parlato anche in diversi gruppi in questi giorni, a seguito dei fatti di Macerata.
Ci si chiedeva se fosse giusto parlare ai bambini neri e misti di quanto accaduto e spiegare loro il razzismo: credo che sì, sia bene spiegare ai bambini in maniera semplice e senza particolari truci, cos'è il razzismo.
Ma prima dei dieci anni difficilmente lo capiranno, quindi prima di quell'età forse è meglio parlare loro in linea generica di cosa rende ciascuno di noi unico e speciale.

Ci si chiedeva anche come reagire o come dire ai bambini di reagire quando sono loro a subire un atto di razzismo.

Cosa fare quando un bambino insulta un altro bambino con dolci parole come sporco negro, sei nero come la cacca, sei incapace come tutti i negri? Minimizzare? Giustificare il colpevole come semplice ignorante? Interpretarle come cose da bambini? Far finta di niente per non offendere ulteriormente il bambino offeso? Direi di no.

Penso che reagire sia doveroso, e che evitare di scendere nella stessa arena di chi attacca è altrettanto doveroso.
Reagire, da genitore, significa innanzi tutto far vedere ai bambini che un comportamento sbagliato non viene tollerato. E poi li fa sentire protetti, al sicuro: capiscono che siamo comunque dalla loro parte.
Dopodichè reagire con violenza alla violenza, con insulto all'insulto, di principio non mi piace.

Ad alcuni bambini viene insegnato a rispondere: se io sono nero come la cacca tu sei giallo come la pipì (o come la cacca di gabbiano o come il vomito e via dicendo, a seconda della creatività personale).
Ovviamente è una possibilità che prospetto a mio figlio, non vedo motivo di nascondergli che può rispondere in questa maniera, se non trova altre soluzioni accettabili per lui in quel momento.
Ma se io avessi risposto a quella mamma invadente brutta pallidona non si intrometta?! avrei comunque usato il colore della pelle per identificarla nel momento in cui la criticavo per averlo fatto.
C'è chi dice che avrebbe capito più rapidamente l'antifona, e dunque lascio a chi legge la scelta.

Oltre alla reazione immediata, poi ci sono altre cose da fare: parlare con gli insegnanti, parlare con i genitori dell'insultante, a seconda della gravità del fatto.

Non spetta a noi sgridare il bambino in questione, ma gli si può spiegare che quello che ha detto è sbagliato.
Un bel discorso rapido rapido tipo: se ti va di insultare mio figlio, fallo, ma non usare la sua pelle per farlo - puoi chiamarlo scemo, imbecille, babbione, babbano, ladrone, cagone o come ti pare, e ve la vedete voi - ma non puoi dirgli negro.
Già il permesso di insultare lo lascerà più sgonfio di un palloncino bucato.
Oppure una spiegazione più complessa, a mente fredda: se tu lo chiami negro è come se gli avessi detto blu, nuvola, coccodrillo o un'altra assurdità; una persona nera non è più bella o più brutta o più intelligente o più stupida di una bianca, è solo differente, come Batman è diverso da te, ma che insulto è?
Invece, non mi permetto di dire ad un altro bambino che deve vergognarsi o che è cattivo, questo non credo assolutamente sia un atteggiamento educativo. Piuttosto lascio la palla ai suoi genitori, se non so cosa dire.

Più complesso il discorso con insegnanti e genitori, ma arrivare armati di materiale e di volontà di dialogo è sempre una buona politica.
Per esempio un libro da leggere in classe per aprire il discorso sul razzismo o meglio ancora, nelle prime classi della primaria, lavorare sull'unicità di ciascuno e sulla bellezza di ciascuno, ognuno con le sue caratteristiche e ognuno con lo sguardo che ha sull'altro e che riceve dall'altro.
Se vi servono suggerimenti più precisi su questo scrivetemi, sto lavorando a dei laboratori molto carini da proporre nelle scuole.

E infine (ma in realtà questo è il discorso fondamentale da cui partire e che sta alla base di tutto), ci sono le nostre parole da dire ai figli.
Che dovranno partire dal principio che se ciascuno di noi si sente fiero delle proprie caratteristiche, nessun insulto lo potrà ferire.
Da qui il lavoro quotidiano con i bambini, incentrato sulla loro bellezza, sulla loro unicità.
E' un lavoro che ciascun genitore, più o meno consapevolmente, fa con ogni bambino.

Quando il nostro bambino è nero o misto cosa possiamo fare in particolare?

Proporgli, fin da piccolissimo, libri, giocattoli, modelli neri in cui potersi identificare.
Il mercato italiano è ancora un po' restio ad aprirsi a questo tipo di prodotti, ma ci sono già molte cose che si possono proporre. Qui ne trovate alcuni esempi.
Poi è importante imparare a trattare bene e in maniera adeguata la loro pelle nera e i loro capelli afro: ci sono parrucchieri ed estetiste specializzate, linee di prodotti apposta, corsi per imparare le tecniche per pettinarli. Alcuni esempi qui.

E poi: raccontare loro esempi di persone nere di successo, dal momento che difficilmente le troveranno comunemente sui media.

E frequentare altre famiglie nere o miste, altri bambini neri o misti, per permettere loro di rispecchiarsi anche in altri, di vedersi uguali, di confrontarsi e costruire così un'identità solida.

Inserire tutto questo nella propria quotidianità, senza drammi, integrare i cartoni che vedono tutti e i libri che vedono tutti e i giochi con cui giocano tutti, con storie positive di persone nere, bambole nere, giocattoli e libri con protagonisti sia bianche che neri, aiuta i piccoli e sostiene gli adolescenti nel momento in cui maggiormente necessitano di attingere alle risorse personali.

Se si sentiranno sicuri di sè e fieri del colore della loro pelle, allora sapranno trovare loro la risposta da dare, davanti ad un atto di razzismo: e la loro risposta sarà sempre meglio di quella di qualcun altro.

Non potremo impedire che soffrano.
Ma potremo dar loro uno scudo e una spada e mandarli nel mondo più forti e più belli che mai.



giovedì 11 gennaio 2018

confini e identità di coppia mista

Zygmunt Bauman afferma:
“I confini sono tracciati per creare differenze, per distinguere un luogo dal resto dello spazio, un periodo dal resto del tempo, una categoria di creature umane dal resto dell’umanità. (...) Nel nostro pianeta che si sta rapidamente globalizzando, la diminuzione dell’efficacia dei confini (...) si accompagna alla rapida crescita di significato che si tende ad attribuire loro. (...) Le frontiere, materiali o mentali, di calce e mattoni o simboliche, sono a volte campi di battaglia, ma sono anche dei workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forma future di umanità”. 

I confini sono protettivi.
Lo so, non è molto popolare, questa affermazione, almeno non da parte di chi, da quasi tutta la vita adulta, si occupa di abbattere frontiere (fisiche o interiori) e forme discriminatorie e qualunque azione negativa che si basa su una differenza.

oggi mi è venuta improvvisamente voglia di provare a spiegare che i confini servono, le differenze sono utili e belle, la realtà è fatta di diversità: che il punto non è rendere tutto uguale, ma vivere in maniera inclusiva rispettando ciò che è diverso.
E che il rispetto passa anche dai confini.

Nello specifico, questo vale ancora di più per le coppie miste, famiglie che la società deve imparare a rispettare ponendo in equilibrio diversità e uguaglianza di queste coppie rispetto a tutte le le altre, famiglie che devono imparare loro stesse a rispettarsi, sentendosi in diritto come tutte le altre di andare in crisi qualche volta e di risolvere le crisi come tutti fanno.

C'è un confine esterno che le coppie miste desiderano abbattere con forza: siamo uguali a tutte le altre coppie, non trattateci diversamente!
Quando mi sono separata io, ricordo perfettamente lo scoramento che mi prese nel rendermi conto che dove una coppia italo-italo sarebbe stata supportata dalle rispettive famiglie e gruppi amicali di riferimento, che la crisi sarebbe stata accolta come arte integrante della vita di coppia, nel mio caso nessuno si stupì.
E nessuno mi aiutò e io stessa non chiesi aiuto: una coppia mista è destinata a fallire, nell'immaginario collettivo. E va da sè che due persone in crisi, lasciate sole anzi circondate dal comune pensare che si sono imbarcate in una relazione che non può funzionare, quella crisi difficilmente la risolvono bene.
Non sto dicendo che il mio matrimonio non fosse destinato a fallire, ma piuttosto che non lo sapremo mai: nessuno di noi due nè delle nostre famiglie nè dei nostri amici ha mai pensato che avremmo potuto farcela.
Ci siamo trattati noi per primi e siamo stati trattati diversamente.
Dunque capisco perfettamente e trovo che abbia ragione una coppia che mi dice: non ho nulla di diverso dalle altre coppie.

Poi però, a giochi fatti, a crisi ormai consumata, vengono da me lei o lui per cercare di capire come non è andato e soprattutto come elaborare il lutto e trovare nuovi linguaggi con l'ex partner con cui condividono figli a volte ancora molto piccoli.
E spesso quello che non è andato è proprio quella differenzia (tra cui la solitudine di cui sopra) che distingue una coppia mista da una monoculturale: differenze che possono essere reali o percepite.

Differenza percepita #1
mio marito egiziano è fuori di sè perchè nostra figlia adolescente non vuole più andare in moschea
(quanti genitori cattolici sono entrati in crisi con le ribellioni adolescenziali dei figli?)
Differenza reale # 1
mio marito egiziano è fuori di sè perchè nostra figlia adolescente non vuole più andare in moschea e si sta organizzando per spedirla in Egitto a finire il liceo con i nonni per farle dare una raddrizzata

Differenza percepita #2
mia moglie svedese non si occupa più di me dopo la nascita della bambina, mi sento lontano dalla sua cultura eccessivamente fredda
(basta chiedere a qualunque uomo italiano e si scopre che la crisi da nascita del figlio è molto comune, niente a che vedere con la cultura dei paesi del Nord Europa)
Differenza reale #2
mia moglie svedese è in crisi con me, dopo la nascita della bambina ed è tornata in Svezia, perchè dice che lì si sente più a suo agio

Superato lo step di chiedere aiuto, di ammettere la crisi che una coppia mista può attraversare come qualunque altra coppia, bisogna fare ordine tra le emozioni, sfrondare, fare chiarezza e capire cosa sono gli elementi di crisi che qualunque moglie può condividere con altre mogli da qualunque latitudine provenienti (fatte salvo le differenze personali) e quali sono gli elementi culturali

In questo lavoro di ricerca e di chiarificazione, tenere ben presenti quai sono i propri confini, che cosa sono gli elementi culturali che ci identificano, i valori in cui crediamo e quelli invece che percepiamo come imposti, sovrascritti da altri nella nostra storia, è una parte importante del percorso.
Proteggere la propria identità, sapere entro quali limiti si è disponibili a muoversi, è d'aiuto per le proprie scelte e anche per quelle del partner, che a sua volta ha chiaro davanti a sè un quadro inequivocabile ed è libero di scegliere e di proporre a sua volta.

Ci sono confini necessari e utili.
Ci sono confini che sono tremende catene.
Ci sono strumenti che ci aiutano a distinguere e capire in quale ambito ci troviamo.

martedì 4 luglio 2017

va in onda "Permesso"!

A partire da Sabato 8 luglio 2017, ogni sabato alle 15,30 su Diaspora24TV andrà in onda PERMESSO, trasmissione di consulenza legale su tutti gli aspetti dell'immigrazione in Italia.

E' possibile seguire Diaspora24TV su Eutelsar W3A o W3A, oppure attraverso l'app DIASPORA24 disponibile su Google Play e Apple Store, o attraverso il sito www.diaspora24tv.com

Le puntate saranno disponibili nell'archivio di Diaspora24TV, sul canale YouTube PERMESSO e su questo blog.

Durante la trasmissione mi occuperò personalmente di rispondere alle vostre domande relative al permesso di soggiorno, al ricongiungimento famigliare, alla richiesta di protezione internazionale, alla cittadinanza, le case popolari e le tasse.


Per una consulenza privata potete contattarmi al 328-8869272, anche via whatsapp





martedì 25 ottobre 2016

"Informarsi is the new sposarsi - sposare uno straniero: la legge italiana e i trucchi per battere la burocrazia"

Ultimamente ho avuto un numero così alto di richieste di consulenze per i matrimoni che mi ha davvero sorpreso.

Inutile dire, che mi rende felice vedere quante persone desiderano sposarsi!

E mi rende felice anche che vi rivolgiate a me!


Insieme con l'associazione Progetto Domu, di cui faccio parte, con AIFCOM (associazione italiana famiglie e coppie miste) e con l'associazione Sunugal, abbiamo pensato di organizzare degli speciali seminari web.

I primi due dei quali sono dedicati alle regole e alle modalità del matrimonio tra un italiano e un cittadino di un'altra nazionalità.

Ecco l'invito e tutti i dettagli.
Vi aspetto!
Sarò veramente felice di conoscervi!

INFORMARSI IS THE NEW SPOSARSI


L’associazione Progetto Domu Dekk Bi, insieme alle associazioni Sunugal ed Aifcom (associazione italiana famiglie e coppie miste)

vi invitano

al seminario web “Informarsi is the new sposarsi. Sposare uno 

straniero: la legge italiana e i trucchi per battere la burocrazia”


Immagine incorporata 1 

Per questo primo incontro sono previste due date: potete

scegliere tra mercoledì 9 e mercoledì 16 novembre 2016, alle 

19,00 dai vostri pc


Il seminario dura 1 ora di cui circa 20 minuti di lezione e 40 minuti dedicati alle domande 

individuali
il costo è di 20€

solo per i partecipanti è previsto, se lo desiderate, un successivo colloquio individuale di 

50 minuti al costo speciale di 30€ per approfondire eventuali tematiche personali.

si può pagare via paypal o postepay
per informazioni e iscrizioni webinar.matrimonimisti@gmail.com




Il matrimonio è un momento fondamentale nella vita di una persona.
A volte capita che il partner scelto sia di un’altra nazionalità e capita anche che la legge 

si metta di traverso.
Che decidiate di farlo in Italia o all’estero, la burocrazia può essere di enorme ostacolo al 

vostro matrimonio.
Noi abbiamo un’esperta, Cristina Sebastiani, che vi spiega con chiarezza la legge italiana 

relativa ai matrimoni misti, come cavarsela al meglio con la burocrazia e cosa succede al 

permesso di soggiorno del vostro partner una volta celebrato il matrimonio.
Si tratta del primo incontro di una serie: nei prossimi mesi parleremo anche dei visti e dei 

permessi di soggiorno di tipo famigliare, del diritto di famiglia italiano, di affido dei figlie e 

di tutti gli argomenti che di volta in volta voi, partecipanti, solleverete. Sarete voi a fare il 

programma!


Per partecipare vi serve solo un pc o un tablet, cuffie per un audio ottimale, e una 

connessione hangout (o skype)


le iscrizioni terminano sabato 5 novembre per la serata del 9, e sabato 12 novembre per 

quella del 16
Ai partecipanti verrà inviato il materiale oggetto del seminario


Vi invitiamo a partecipare, ma anche a far girare l’informazione tra tutti i vostri 

conoscenti: potrebbe esserci qualcuno a cui interessa questa notizia, potrebbe essere di 

grande aiuto per qualcuno che al momento non sa a chi rivolgersi!


E restate in contatto con noi, abbiamo in serbo altre sorprese!
A presto!
Cristina Sebastiani
con Progetto Domu Dekk Bi, Sunugal e Aifcom







   
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Ph credits Pascal Campion

venerdì 10 aprile 2015

Separazione nei matrimoni misti: un piccolo compendio

Separazione nei matrimoni misti: piccolo compendio per chiarire alcuni punti fondamentali che emergono quando una coppia di diversa etnia unita in matrimonio decide di separarsi. Cristina Sebastiani  socia Smallfamilies, consulente per l’immigrazione e le coppie miste, ha scritto per noi una sintesi che speriamo possa essere utile a tutt*. 
[questo articolo è stato scritto e pubblicato sul sito di Smallfamilies il 1 aprile 2015] 
Sappiamo bene che la fine di un matrimonio o di una relazione è un momento doloroso e difficile di per sé, sappiamo che le leggi non ci aiutano, sappiamo che se ci sono figli le tutele sono ancora meno e camminare spediti è complicato. A complicare le decisioni c’è la confusione emotiva che troppo spesso non permette di distinguere le fine dalla relazione con ciò che è bene salvaguardare per i figli.
Quindi chiariamo prima di tutto un punto: salvo casi di gravi abusi (emotivi o fisici), io penso che non sia mai in alcun caso permesso dimenticare che la relazione con un marito o una moglie è altro dalla relazione con un padre o una madre e che ogni scelta fatta da chi si separa, vada fatta nel senso di non intaccare mai il legame dei figli con l’altro genitore.
Secondo quanto osservo nei casi che seguo, quando ci si sposa spesso non si pensa alle conseguenze legali dell’atto pubblico che si sottoscrive. E spesso si arriva impreparati alla separazione, improvvisamente chiamati a dover affrontare una serie di conseguenze in nome di una legge che fino a quel momento si era tenuta in pochissima considerazione. Senza voler spaventare nessuno, è bene conoscere nei dettagli le leggi in modo da poter agire sotto tutela, quanto più possibile, per la serenità dei partner e dei figli.
Separazione consensuale o meno in Italia
  • Se il matrimonio è stato registrato in Italia, la separazione e il divorzio seguiranno, per il territorio italiano, la legge italiana: questo significa che se è stato celebrato in un altro paese, ci si potrà trovare nella bizzarra situazione di essere divorziati altrove e tutt’ora sposati (ancorchè separati) in Italia.
Di fatto, ogni paese segue le proprie leggi e dunque un matrimonio celebrato all’estero e registrato in Italia necessiterà di separazione e divorzio in entrambi i paesi in base alle leggi in vigore in ciascun paese.
Occupiamoci dell’Italia: la separazione può essere chiesta da uno qualunque dei coniugi, necessita di assistenza da parte di un avvocato solo se non è consensuale, altrimenti può essere presentata e firmata da entrambi presso il Tribunale Ordinario con costi molto minori.
Mettersi d’accordo sui termini della separazione è un vantaggio sia economico che, soprattutto, emotivo e vale la pensa valutare bene se è possibile fare uno sforzo in questo senso.
Quando non è possibile, è bene sapere che entrambi i coniugi, sia quello italiano che quello non italiano, hanno diritto ad essere assistiti da un avvocato mediante patrocinio a spese dello stato (cioè chiedendo che sia lo stato a sostenere le spese), in questo caso è necessario trovare un avvocato iscritto alle liste del patrocinio (in assenza di altri riferimenti, è possibile chiedere in dicazioni all’Ufficio Gratuito Patrocinio del Tribunale).
L’unico requisito necessario per accedere al Gratuito Patrocinio è quello del reddito, che deve essere inferiore a 5.900,00€ annuali.

Il permesso di soggiorno del partner straniero e la sua eventuale pratica di richiesta della cittadinanza
  • Generalmente sposando un cittadino o una cittadina italiani, il partner straniero ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi famigliari della validità di 5 anni.
Una volta che la separazione sia stata registrata in Tribunale e sia dunque legale, quel permesso di soggiorno arriverà comunque a scadenza dopodiché non potrà più essere rinnovato con la medesima motivazione (cioè in forza del matrimonio) ma dovrà essere convertito in un permesso per motivi famigliari in virtù dei figli oppure in un permesso per motivi di lavoro in presenza di un contratto di lavoro effettivo.
Generalmente dopo il matrimonio il partner straniero avvia le pratiche per la richiesta di cittadinanza italiana: la cittadinanza può essere chiesta dopo due anni dal matrimonio, che si riducono a sei mesi se ci sono figli.
La risposta dello Stato alla domanda di cittadinanza per matrimonio, arriva dopo due anni, durante in quali non ci deve essere stata separazione legale: quindi per ottenere la cittadinanza italiana il matrimonio deve durare per almeno quattro anni o più, a seconda dei tempi burocratici di risposta. La cittadinanza viene concessa solo se non subentra separazione legale quindi se ci si separa la pratica di cittadinanza verrà irrimediabilmente archiaviata.
Non è possibile chiedere la cittadinanza italiana perchè si è genitori di un minore italiano: solo il matrimonio (o la residenza in italia da più di 10 anni) danno la possibilità di fare questa richiesta.
Il doppio passaporto dei figli misti (e il passaporto del genitore italiano)
  • Generalmente alla nascita di un bambino il genitore straniero desidera che il figlio abbia anche la cittadinanza del proprio paese e lo registra all’anagrafe presso il proprio consolato e ne richiede il passaporto.
Presso quasi tutti i paesi la legge prevede che per la richiesta di passaporto entrambi i genitori siano presenti alla firma. Di fatto in molti consolati è sufficiente le presenza di un solo genitore, quello che è cittadino di quel paese, senza nemmeno una delega dell’altro.
Per la richiesta di passaporto italiano per un minore, la legge prevede che entrambi i genitori si presentino alla Questura preposta di persona (e non ammette delega se uno dei due genitori è straniero).
Sul passaporto del minore è scritto il nome di entrambi i genitori.
Per la richiesta di passaporto italiano di un genitore (cioè di una persona maggiorenne e con figli), la legge richiede la firma di assenso dell’altro genitore: tanto per essere chiari, una madre che richiede il passaporto per sé ha bisogno della firma e della fotocopia del documento del padre di suo figlio.
Anche in caso di separazione legale già avvenuta, o di divorzio.
In assenza dell’altro genitore, è possibile richiedere l’autorizzazione al Giudice Tutelare presso il Tribunale, sia per il passaporto del minore che per quello del genitore (non è necessario l’intervento di un avvocato).
A fronte di tutte queste norme appare evidente come la legge intenda tutelare entrambi in genitori nel loro ruolo, impedendo quanto più possibile, che uno dei due genitori sparisca insieme ai figli.
Questa tutela non è però sempre valido in altri paesi, dove appunto ottenere un passaporto per un bambino può essere (non sempre, ma spesso) più facile.
Di conseguenza può essere più facile per il genitore non italiano procurarsi il passaporto dei figli e farli espatriare senza il consenso del genitore italiano.
E’ sufficiente, come dicevo, recarsi al proprio consolato e richiede un passaporto che sarà per le autorità italiane valido a tutti gli effetti per l’espatrio.
Naturalmente non tutti i consolati permettono che questo avvenga, e anche qualosa lo permettano non significa assolutamente che tutti i bambini con genitori stranieri siano a rischio rapimento: è bene però conoscere i fatti.
Questo fatto non è ovviabile, non ci si tutela dalle leggi o dalla mancanza di leggi di un altro paese e dunque non ci si tutela da un genitore che decide di rapire un figlio: l’unica tutela sta nel buon senso, nella conoscenza del proprio partner e della sua famiglia e nella fiducia reciproca che, si spera, ci si deve sforzare di mantenere anche dopo la fine di un matrimonio.
Dico questo perchè so di dare voce alle paure nascoste o palesi di moltissime mamme e papà con partner stranieri, principalmente provenienti da paesi musulmani.
Oltre all’ovvietà del pregiudizio (le statistiche indicano le mamme del nord europa come maggiori soggette e sparizioni rispetto ai papà nordafricani, per dire), quello che mi interessa dire è che questa paura, anche se spesso è immotivata, alimenta fantasie insistenti e promuove conseguenti azioni che non sempre hanno un senso logico: facendo appello ai motivi per i quali si è scelto quel partner come proprio compagno e padre dei propri figli, credo in questi casi ad un’adeguata conoscenza delle leggi sia bene affiancare un percorso di counselling o di terapia di coppia che sostenga i genitori misti durante la separazione in modo che entrambi si sentano ascoltati, considerati e tutelati di fronte a testimoni e non agiscano d’impulso con la sola conseguenza di procurare anche inconsapevolmente, gravi strappi emotivi nei figli.
Valutare percorsi di coppia o singoli di sostegno durante la separazione: le differenze culturali in una separazione mista
  • La terapia o un percorso di coppia a sostegno di una famiglia che vive una separazione è uno strumento difficilmente accettato presso i partner non italiani, spesso per mancanza di conoscenza rispetto alle modalità e alle necessità che sottostanno e anche rispetto all’efficacia – è però uno strumento estremamente valido che può essere proposto in maniera non aggressiva, anche come tentativo, in piena libertà e senza forzature o desiderio di “occidentalizzare” qualcuno.
Lo scopo è quello di separarsi in consapevolezza, incanalando la legittima rabbia e frustrazione e motivazione di entrambi in percorsi meno nocivi per i coniugi e per i figli, permettendo allo stesso tempo che ognuno si senta ascoltato e compreso: credo che questa sia l’unica forma di tutela possibile e reale contro eventuali abusi emotivi e crisi violente che producono strappi e traumi poi difficilmente superabili.
Come per ogni coppia, anche una coppia mista si separa per le più diverse motivazioni e generalmente sono motivazioni personali solo a volte esasperate da differenze culturali inaccettabili: il dolore di entrambi e il dolore dei figli sono reali e forti e uscirne indenni è quasi impensabile. Ma non è impossibile.
Bisogna mettere in contro che l’altro partner potrebbe decidere di rientrare al suo paese d’origine, non avendo nulla che lo trattiene in Italia: in questo caso lo sforzo per mantenere il legame con i figli deve aumentare, da parte di entrambi i genitori.
Bisogna mettere in contro che ci sono due famiglie che entrano in gioco, che i nonni in due paesi avranno ancora più bisogno di essere coinvolti, con tutte le difficoltà che la distanza può comportare.
Bisogna mettere in contro le differenze economiche, la possibilità che il mantenimento dei figli venga disatteso per le ragioni più diverse: è questo un motivo per allontanare quel padre dai figli?
Bisogna considerare le differenze culturali per cui una separazione può essere vissuta in maniera più o meno drammatica a seconda del contesto di provenienza dei partner e delle sue abitudini sociali: se si è tenuto conto delle ricchezze culturali durante l’innamoramento, non bisogna metterle da parte, anche se verrebbe automatico farlo, durante la separazione.

Cristina Sebastiani è consulente per l’immigrazione e le coppie miste

mercoledì 11 dicembre 2013

una bella giornata

Denis viene dal Congo Brazzaville, Yewande dalla Nigeria e sono miei clienti.

Con lui stavo lavorando alla richiesta di rilascio del permesso di soggiorno: era venuto in Italia al seguito della moglie nel 2005, ma durante le fasi del rinnovo, nel 2007, lei aveva rifiutato di fornire i documenti necessari e aveva chiesto il divorzio, così Denis dal 2007 girava con una ricevuta e la convinzione che per lui non ci fosse speranza.
La stessa convinzione che avevo anche io, devo ammetterlo.

Yewande invece è richiedente asilo politico, cattolica convertitasi in Europa ma di famiglia musulmana, viene dall'inferno del deserto e della Libia, ha fatto richiesta di protezione internazionale a Lampedusa ma nella concitazione dell'intervista e penalizzata da una pessima traduzione, la sua storia è risultata scarsa e la domanda non è stata accolta.
Anche per lei avevo poche speranze.
Ma mi sono armata di documentazione a favore e di molta faccia tosta e mi sono presentata alla Questura: e già dai primi contatti mi è stato fatto capire che qualche spiraglio c'era.

Per caso, ho avuto appuntamento in Questura per entrambi oggi (due uffici diversi, ma sullo stesso piano, il che mi ha permesso di correre come una pazza svolazzante di fogli e sciarpa da una stanza ad un altra per mezza mattina senza perdermi nulla).
Per Yewande temevo il trattenimento in un CIE, previsto per chi ripresenta la domanda di asilo, come nel suo diritto, ma non ha obbedito all'ordine di lasciare l'Italia seguito al primo rifiuto.
Siamo uscite con l'appuntamento in Commissione, dopo che un terribile ispettore (terribile solo di facciata), si è fatto in quattro davanti ai nostri occhi spalancati e fiato sospeso, per ottenere che accettassero di riesaminare la sua domanda.
Per Denis temevo semplicemente e prevedibilmente che mi dicessero scusi ma il suo cliente cos'ha fatto in tutti questi anni? perchè si presenta solo ora? la legge ammette due mesi dalla scadenza, cinque anni sono inaccettabili, spiacenti: siamo usciti con un permesso di un anno che gli dà tempo di cercare lavoro.

Sono stata brava!
E non lo dico per lisciarmi le piume.
Sono stata brava unicamente a non arrendermi al dare per scontato che le mie pessime sensazioni fossero vere.
Tutto il resto l'ha fatto chi con buona volontà ha guardato bene se c'era modo di accogliere due persone e un modo semplice l'ha trovato.
un modo semplice per rispettare un diritto semplice, il diritto all'accoglienza e alla protezione delle persone: bisogna ammettere che trovare collaborazione in questi congestionati uffici è spesso difficile, bisogna ammettere dunque anche che a volte succede e quando succede si esulta perchè in fondo si tratta solo di far funzionare ed applicare leggi esistenti.
E dunque sono brava e sono anche molto grata a chi ha applicato legge e umanità.

Ho ancora l'adrenalina in circolo! vorrei saltare! gridare!
Fare questo lavoro è un casino, ma a volte, a volte è davvero molto meglio di qualunque altra cosa.



martedì 12 novembre 2013

cittadinanza senegalese per matrimonio

almeno dieci volte a settimana mi viene chiesto come fanno una cittadina o un cittadino stranieri, coniugati con un cittadino o una cittadina italiani a chiedere la cittadinanza italiana.
forse non tutti sanno che sposando un cittadino senegalese la moglie ne acquisisce direttamente la cittadinanza.
senza fare nulla.

e può, dunque, fare richiesta perchè la cittadinaza sia effettivamente registrata e sia emesso un passaporto a suo nome.

in base a la loi 60-10 du 7 mars 1961 del codice senegalese, art.7, come modificata dalla loi 89-42 du 26 décembre 1989, la donna straniera che sposa un senegalese acquisisce la nazionalità senegalese al momento della celebrazione del matrimonio, salvo la riserva che il Governo, per il periodo di un anno, può esercitare per opporsi al decreto.

dunque quello che resta da fare per una donna italiana o di altra nazionalità non senegalese, è di presentare domanda al Ministero di Giustizia presso il Presidente del Tribunale dipartimentale del luogo di residenza del marito, allegando la copie literale de l'acte de mariage, l'estratto dell'atto di nascita della sposa in formato internazionale, l'estratto dell'atto di nascita e della nazionalità dello sposo, una dichiarazione in cui si attesta di non ripudiare la nazionalità senealese.
In due giorni, promette il sito del Governo senegalese, avrà in mano il suo certificato di cittadinanza, con cui potrà, se vorrà, chiedere il passaporto.

sembra facile.


ma qual'è invece il destino di un uomo, straniero, che sposa una donna senegalese?
di costoro non si parla da nessuna parte.

lunedì 11 novembre 2013

novità in materia di visti a seguito di matrimonio

come ricorderete, tre anni fa raccontai in uno dei primi post la mia esperienza di sposa in Senegal.
era il 2010.
l'iter per chi si vuole ricongiungere con il marito o la moglie, negli ultimi mesi, è un po' cambiato e un'amica, Stefania, che è da poco diventata la moglie di Cheikh, mi ha raccontato nei dettagli tutte le novità, così ne approfitto per un aggiornamento.

per semplificare, vi riassumo da capo tutta la faccenda:

Piccolo prontuario burocratico #2 per coppie italo-senegalesi
Partiamo dall'inizio - fissare la data del matrimonio:
Lo sposo va al comune della sua città di residenza portando con sè i seguenti documenti:
  1. certificato di stato libero della sposa (emesso dal comune italiano di residenza della sposa, servizio che è possibile richiedere anche on-line), tradotto in francese dal traduttore accreditato presso il Consolato Senegalese più vicino e legalizzato dal Consolato Italiano a Dakar
  2. estratto dell'atto di nascita della sposa in forma internazionale (cioè già tradotto in inglese, francese e spagnolo), emesso esclusivamente dal comune di nascita: nella maggior parte dei Comuni si può farne richiesta per posta e ricevere il documento entro pochi giorni, si consiglia di telefonare al Comune, Ufficio Anagrafe, per avere i dettagli.
  3. fotocopia del passaporto della sposa
  4. fotocopia del passaporto dello sposo
  5. estratto dell'atto di nascita dello sposo 
  6. certificato di stato libero dello sposo
I documenti italiani  devono arrivare in originale (DHL 60€, TNT 42€), essere tradotti e legalizati dal Consolato Italiano di Dakar e consegnato all'Ufficio matrimoni del Comune in cui si intende sposarsi.
A questo punto si fissa la data e si celebra il matrimonio.

Appena finito il matrimonio il funzionario consegnerà alla coppia il livre de famille, la copie litterale de l'acte de mariage e l'estract de l'acte de mariage.
Controllare che tutto sia scritto correttamente, o saranno problemi.

Seconda parte - registrare il matrimonio in Italia e chiedere il visto
 
Per chiedere la trascrizione in Italia del matrimonio servono i seguenti documenti:
  1. traduzione in italiano della copie literale de l'acte de mariage fatta da un traduttore accreditato - io gli portai una traduzione fatta da me il giorno prima e lui ci mise un timbro, Stefania racconta che la traduzione che è stata fatta per loro era inesatta e che hanno dovuto farsela correggere, perdendo ovviamente dle tempo
  2. copie literale de l'acte de mariage in originale legalizzata presso il Ministero degli Affari Esteri, ufficio di Stato Civile (che si trova subito dietro Place de l'Independance, nello stesso isolato) - per accedere a questo ufficio ci sono solo 60 posti al giorno e la coda comincia verso le sei della mattina, il documento legalizzato viene rilasciato in tre giorni.
  3. copia del passaporto della sposa
  4. copia del passaporto dello sposo
  5. copia – ma era meglio l'originale, quindi procurarsene due quando si parte dall'Italia - del certificato di stato libero emesso dal comune italiano di residenza della sposa 
Si compila un modulo apposito, si consegna tutto al funzionario del Consolato Italiano (Rue Alpha Hachamiyou Tall B.P. 348,
C.P. 18524 Dakar - Tel: + 221 / 338892636 Fax: + 221 / 33821758 e-mail: ambasciata.dakar@esteri.it )  e la trascrizion è fatta.

Per chiedere il visto, invece ci si rivolge alla società WAY2CALL a cui l'Ambasciata italiana ha appaltato il servizio visti: bisogna telefonare alle 8,00 del mattino (60 posti disponibili ogni giorno) al numero +221 33 8899880

E' bene precisare che per i famigliari di cittadini UE la legge non prevede più un visto specifico (tipo D) della durata di un anno, ma un visto turistico Schengen (tipo C) della durata di 90 giorni. 
La documentazione che si consegna a WAY2CALL, compilando i relativi moduli, è la seguente:
  1. copia del passaporto dello sposo
  2. copia del passaporto della sposa
  3. una fotografia
  4. assicurazione sanitaria e fidejussione bancaria per i visti turistici fino a 90 giorni (aquistabile on line per es. sul sito polizzeperstranieri.it)
Una volta consegnati i documenti, si aspetta la chiamata per la consegna del visto.

originale della fotografia preso qui


grazie a Stefania per la pazienza con cui mi ha spiegato da capo tutti i dettagli, so che finamente suo marito è in Italia e auguro loro una lunghissima e bellissima vita insieme

lunedì 28 ottobre 2013

coppie miste #4 l'aggressione è la più elementare forma di difesa

proseguo i racconti sul mio lavoro e sulle persone che incontro, mi piace condividerle con voi e credo nella riflessione collettiva silenziosa.

oggi vi parlo di una coppia che si ama, qualunque sia il significato che ognuno dà a questa parola, ma che continua ad accusarsi reciprocamente di non provare alcun affetto.


interesse, debolezza, mancanza di autostima e un fortissimo attaccamento di entrambi alle passate ferite, li porta a non essere in grado di guardarsi nè in realtà di guardarmi cioè di ascoltare un punto di vista esterno e freddo sulle loro tremende accuse.

lorenza ha 27 anni, un lavoro tranquillo (che di questi tempi vale oro), in una grande libreria:  il lavoro è impegnativo e senza orari, e l'appassiona.
lorenza è una donna fortunata, indipendente e con un carattere autonomo, ha molti amici e una famiglia moderatamente affettuosa.
tarek ha 30 anni, è arrivato dal marocco sette anni fa, ha cominciato come operaio edile ma poi piano piano ha iniziato un'attività autonoma di ristrutturazioni che oggi è un po' in crisi, ma tutto sommato regge.

tarek e lorenza litigano in continuazione, in una spirale a velocità spaventosa, dicendosi cose terribili che tradiscono una profonda conoscenza uno dell'altra, una passione e un attaccamento reciproco forte ma insano: si stanno logorando, sono stanchi di farsi la guerra ma non possono smettere di combattere, per le piccole cose come per le grandi.
hanno avuto, in passato, il progetto di mettere su famiglia, ma adesso lorenza è spaventata all'idea di vivere in un matrimonio così agitato: il ruolo di moglie e di compagna di un uomo di un altra cultura la attrae e le crea però alcune difficoltà, che lei riterrebbe risolvibili se riuscisse a stare tranquilla, ma in casa la tempesta è quotidiana.
e dunque litigano, e nascondono dietro ai litigi la paura di affrontare una relazione più stabile: affermano entrambi di detestare questa situazione, ma entrambi la alimentano, quasi fosse più forte di loro, con frasi pungenti che colpiscono punti già doloranti, affermazioni offensive, dispezzo malcelato e necessità di sminuire l'altro.
hanno paura di amare.
hanno paura del matrimonio.
hanno paura delle loro differenze culturali.
e tutti e tre questi aspetti vanno affrontati con cura e uno dopo l'altro, invitandoli a scioglierli uno alla volta e in questo preciso ordine.
lorenza è orfana di un papà suicidatosi quando lei aveva dodici anni, un uomo amato follemente che sceglie di abbandonarla.
tarek è vittima di tanti anni di fatiche in marocco, un padre praticamente assente, perso nell'immensità dei figli che ha generato e le umiliazioni dell'emigrazione.
entrambi si sono incontrati in un momento felice e realizzato della loro vita, in parte hanno paura di perdere quello che hanno conquistato nelle difficoltà di coppia mista che intravedono.

le loro famiglie non sono apertamente ostili a questa unione, ma nemmeno la incoraggiano.
lorenza è atea e tarek fatica a rispettare questo punto di vista e pretende un'educazione religiosa per i figli, ancorchè senza forzature, che lorenza non riesce ad accettare.
tarek è un uomo intelligente, ma si sente in difficoltà con gli amici o la famiglia di lorenza, non ha i loro stessi argomenti di conversazione e li acucsa di chiusura, mentre lorenza accusa lui di ritirarsi nel suo guscio per debolezza.

come spesso accade, il consiglio unanime di tutti è che si lascino: litigano troppo, le difficoltà sono troppe.
ma loro hanno scelto un percorso di coppia, evidentemente non vogliono lasciarsi e hanno chiesto un luogo in cui ascoltarsi.

per ora le sedute sono dedicate a una sorta di scoperchiamento dei vasi: un lavoro doloroso, che è iniziato spontaneamente come se lo spazio che tarek e lorenza hanno a disposizione da me garantisse una sorta di protezione che a casa non sentono di avere, e dunque si sono aperti aggredendosi come titani.
stanno lottando, ma intravedo una specie di passaggio che la coppia si è creata prima di concedersi di affrontare i nodi più profondi.

per ora sto in attesa, attentamente a osservare i segnali che mi diranno che sono pronti a deporre gli scudi per iniziare a guardarsi, ad ascoltarsi, a raccontarsi in una nuova maniera.
questa coppia ha delle possibilità.

lunedì 3 giugno 2013

coppie miste#3 -sara e balla

una coppia è stata da me per alcune settimane
una bella coppia, piena di energia
stanno insieme da qualche mese, pensano a sposarsi
lui senegalese, lei italiana
trentacinque anni, abbastanza da avere qualche esperienza alle spalle e qualche scoglio da superare
hanno freni buoni, che li hanno portati da me con il desiderio di mettersi a confronto su cose pratiche

detto così suona molto razionale, ma vorrei essere precisa: in effetti loro hanno chiesto a me di essere quel cubo di razionalità che a volte nello stravolgimento del primo amore scivola via e che loro non sentivano di avere
e allora siamo stati qua, nel mio studio, settimana dopo settimana, a dipanare poco alla volta le aspettative di ciascuno.
casa, figli, bollette, vecchiaia: spesso se ne parla solo quando i sogni più sfrenati hanno già preso la loro personalissima strada, e allora può essere difficile convincerli a farsi un pochino da parte.

è venuto fuori che non tutto coincideva.
che la teoria non era la concretezza del quotidiano.
moltissime cose le davano entrambi per scontate: sono stati i piccoli esempi concreti, le richieste di confrontarsi su cose precise, ad accenderli

Sara ha una famiglia piuttosto unita, due fratelli sposati e cinque nipoti, due nonne, il papà e una zia: questo nucleo famigliare vive nel pavese, abbastanza vicini gli uni agli altri e si aspetta che la nuova famiglia formata da Balla e Sara cerchi casa vicino a loro, in campagna: si aspettano che la partecipazione a pranzi domenicali, feste comandate, vacanze e ricorrenze sia assidua, come è sempre stato.
Sara ci terrebbe o è abituata a tenerci.
Balla storce un po' il naso, per carattere, per abitudine, questa cosa degli interminabili pranzi famigliari lo mette un po' in crisi: lui vorrebbe mangiare in fretta, ringraziare, alzarsi e andarsene e invece deve starsene lì per ore. Pensava che sposandosi avrebbe potuto continuare a fare presenza sporadica, viene fuori che Sara dà per scontato che lui si inserisca in famiglia a tutti gli effetti.
però vogliono restare a vivere a Milano, questo aiuterà

Balla è ballerino e percussionista, fa l'operaio interinale, lavora solo alcuni mesi all'anno e dà lezioni di djembe e sabar nel fine settimana.
Per lui è piuttosto normale andare e venire da casa senza chiedere permesso, senza avvisare, così fan tutti, in Senegal: ha imparato a dire a Sara quali sono i suoi programmi, quando può, perchè lei vi si adeguasse o lo seguisse a qualche concerto, o si organizzasse altrimenti e così hanno raggiunto un equilibrio.

scontato, invece, dire che ciascuno deve partecipare alle spese di casa, scontato, e invadente parlarne.
ci sono state alcune resistenze sull'argomento
ma sugli esempi molte cose non coincidevano: Sara ragiona per buste paga e conti correnti, bilancio famigliare e soldi risparmiati; Balla non programma nulla, spende quello che ha, non sa quanti soldi spende al mese nè quanti gliene servono e ha da pensare, in parte, anche alla famiglia senegalese.
Balla ha proposto che sia Sara a gestire tutto, il denaro di entrambi, affidandosi a lei, anche per le sue faccende personali.
Sara teme che questo ruolo, un po' fuori dal suo immaginario, possa essere terreno di scontro se lei e suo marito non si troveranno d'accordo sulle spese da fare, ma è disposta a provare.

sicuramente Balla ha un'idea della sua donna che coincide solo in parte con quello che Sara è
e che attinge moltissimo al fiume di silenzi riverenti e di forza sotterranea in cui è cresciuto.
e a sua volta Sara immagina un uomo un po' come suo padre, quadrato e determinato, pronto a farsi carico della sua bambina, ma allo stesso tempo desidera per sè un ruolo più adulto e più attivo ed è attratta dalla creatività di Balla e anche dalla sua imprevedibilità.
Balla a volte si irrigidisce, quando Sara si fa troppo insistente, quando Sara non è mite: Sara però è cresciuta in ruoli femminili e maschili codificati e vi si adegua quando è il momento e se non la sente una richiesta troppo frequente.
Balla ama la Sara indipendente e la Sara che ha successo al lavoro e successo sociale, e la gratifica dicendoglielo.
Ci sono buoni semi in questa coppia.

sono state settimane intense, belle
anche per me
hanno pianto e hanno litigato, si sono scusati e hanno ragionato, hanno trovato qualche compromesso e hanno capito quanto sia difficile e laborioso fare parte di una coppia mista.
hanno deciso di volersi abbastanza bene per affontare questo lavoro.
hanno imparato quali differenze sono culturali e quali appartengono a ogni coppia sulla terra.
hanno imparato che possono parlarsi quasi di tutto.
è stato bello entrare per qualche tempo nel loro cerchio.



My Stick Family from WiddlyTinks.com

martedì 29 gennaio 2013

coppie miste #2 - dalla russia alla sicilia

Ania è ritenuta universamente bellissima
Alta, gelida, sottile, aristocratica.
Piccoli occhi azzurri nascosti dalle ciglia bionde e dalle falde di un grande cappello, ammiccano cercando di essere amichevoli e imponendo una distanza siderale.
Mani diafane con le unghie laccate, curatissime
L'aristocrazia russa è tra le più potenti nel mondo e il suo matrimonio con un industriale italiano del metallo non è stato ben visto, nonostante i patrimoni fossero molto simili.

Ma non è stato neppure osteggiato.
Ania vive in Italia da cinque anni, fa vita molto ritirata
Suo marito viaggia tutta la settimana.
Lei non lavora e la sua unica occupazione è il figlio, Cosimo

Non so come si chiami suo marito, lei dice sempre e solo "marito" denunciando una distanza che in questa coppia non deve avere nulla a che fare con le differenze culturali
Forse era un matrimonio sbagliato in partenza
Ania non fa la modella nè la faceva come tutti pensano
Aveva un aereo privato e viaggiava con le sue sorelle, prima di chiudersi in un appartamento di 200mq a Porta Venezia
Flirta con tutti
Se guardate il barista che le dà il resto, sembra che abbia davanti a sè una visione, incredibile! mai visto un effetto simile.
Però Ania le sue giornate la passa a casa a fare le pulizie, chè "marito" è troppo tirchio per concederle una donna di servizio per quei 200mq silenziosi
E le serate, messo a nanna Cosimo, che ha un anno e mezzo e va a dormire presto, le resta solo la televisione
Non le viene neppure in mente di tradirlo, "marito", perchè, da donna pratica, sa di non poter pagare una baby sitter.
Marito è tirchio ed è siciliano, dunque classicamente geloso, e la baby sitter non gliela paga per questo.
E Ania vorrebbe separarsi, ci sta pensando seriamente e prima o poi lo farà e tornerà alla sua gelida Russia, dalle sue sorelle e dai suo fratelli.

Importare una moglie russa è uno sport comune tra gli uomini italiani
Russe, ukraine, rumene, ceche, sono tra le donne più richieste
Quel tranto di tradizionalismo, bellezze abbaglianti, poverta e cultura che fan pensare alla sottomissione garantita.
(Finchè a volte la bambolona non si rivela essere una donna vera, e allora non san più da che parte prenderla.)

Quanti luoghi comuni in queste ultime affermazioni!
E ce ne sono altri.
La storia di Ania e marito la sento tutte le mattine, ogni mattina le stesse lamentele, il mio quarto d'ora di tundra
Con lei non so reagire, Ania non ammette commenti, congela qualunque reazione, posso solo ascoltarla e annuire tra una fermata e l'altra.
E non ho ascoltato altro che luoghi comuni, marito tirchio e geloso, la casa messa sottosopra dal suo disordine del week end, marito non la porta mai fuori, marito non sa fare con bambino, marito meriterebbe tradimento.
E moglie lamenta e lamenta ma forse non farà mai altro che lamentarsi.
Luoghi comuni per luoghi comuni.
Qui non si tratta di mogli importate e di donne vere, non c'è migrazione che tenga in questa storia.
Ania e marito sono una coppia come tante altre, forse una di quelle che staranno insieme per sempre, odiandosi finchè morte non li separi, l'esotismo non riesce a rivestire lo squallore quotidiano e non spiega neppure la freddezza di due persone che hanno fatto separatamente un progetto insieme.
Forse invece attraversano un momento di crisi e ritroveranno affetto e legami.


Ma sarebbe in ogni caso sbagliato cercare in questa coppia qualcosa di più di un rapporto di coppia.

Ania è bella ed è intelligente.
Troverà la sua strada, foss'anche quella della moglie siciliana.
Ania non è sola e non vive alcun trauma culturale.
Non tutte le coppie miste mescolano necessariamente grandi differenze.
Ania e marito lo sanno.
Almeno questo.