lunedì 26 settembre 2016

Fare squadra, in una coppia mista

Questo mese su Instamamme.

Si dice che una coppia perfetta sia quella che fa squadra, che si amalgama così bene da stringere le maglie della rete che si è costruita. E creare un nucleo nuovo e irripetibile.
E’ possibile che succeda anche quando ci sono forti differenze culturali.
Certamente, è possibile.
Ma a volte no.
A volte le differenze culturali possono creare una sorta di insana competizione tra i membri della famiglia, e la coppia, facilmente, scoppia.

Se ognuno dei due ha un forte senso delle proprie radici e le radici sono molto diverse, non sempre conciliarle è così scontato: nella maggior parte dei casi le coppie scoppiano sull’educazione dei figli, sulla distribuzione dei ruoli in casa, sulla vita sociale di coppia, sulle feste comandate e sui rapporti con le famiglie d’origine.

Vorrei però chiarire una cosa prima di raccontarvi alcune brevi storie: quando parlo di avere un forte senso delle proprie radici non lo dico necessariamente (oggi e qui) in senso positivo.
Oggi voglio parlare di quando le radici culturali sono un limite, da entrambe le parti.
Non è sempre così, anzi.
Ma in alcuni casi lo è.
A volte le radici soffocano.


Per saperne di più, vi aspettiamo su Instamamme, rubrica Bicult


giovedì 22 settembre 2016

VI incontro delle famiglie Afroitaliane di Milano e provincia: parliamo ancora di libri

Siamo felici di invitarvi al prossimo incontro dell'Associazione delle Famiglie Afroitaliane di Milano e Provincia. 

Domenica 16 ottobre dalle 15,30 alle 19 Presso la Parrocchia di Santa Maria Goretti, via Melchiorre Gioia 193 Milano.

Questa volta abbiamo organizzato anche una sorpresa! Leggete fino in fondo per sapere di cosa si tratta.


Per chi non ci conoscesse: solitamente gli incontri sono riservati alle famiglie delle bambine e dei bambini e delle ragazze e dei ragazzi neri e misti.
Desideriamo incontrarci per condividere l'esperienza di avere figli neri e misti in una società a maggioranza bianca come quella italiana e provare a capire come dotarci e dotare i nostri figli di strumenti adeguati per vivere al meglio in questo contesto.
Desideriamo che i bambini e i ragazzi abbiano un luogo in cui conoscere e frequentare i loro pari, per potersi a loro volta confrontare e riconoscere.
Per ulteriori informazioni potete visitare la pagina, di questo blog, dedicata all'Associazione

In questa occasione, il 16 ottobre 2016 presso la Parrocchia di Santa Maria Goretti di Milano, IL TEMA SARA' ANCORA QUELLO DELL'EDITORIA: l'ultima volta ci siamo confrontati sui libri per bambini e sulla mancanza quasi assoluta di modelli neri.
Questa volta vorremmo ragionare su cosa possiamo concretamente fare perchè ai nostri figli venga messa a disposizione una più ampia gamma di proposte.


L'incontro si aprirà alle 15,30 per proseguire tutto il pomeriggio, fino circa le 19,00

Questa volta però, desideriamo proporre anche una parte di spazio aperto a tutti!

Un altro argomento che ci sta molto a cuore è quello del riciclo e del riuso, quindi abbiamo pensato che allestiremo anche un MERCATINO DI COSE USATE a cui tutti possono partecipare: portate cose da scambiare o scegliete le vostre tra quelle che vi proporremo!

vi chiediamo solo la cortesia di farci sapere se volete allestire un banchetto, così vi riserveremo lo spazio.
e di segnalare, in ogni caso, la vostra partecipazione sull''evento nella pagina FB.

a presto!



sabato 17 settembre 2016

domande e risposte sul matrimonio misto #2 - l'unione civile mista è equiparabile al matrimonio?

Con la Legge 76/16 sulle unioni civili, la cosiddetta Legge Cirinnà, il matrimonio civile e l'unione civile vengono equiparati: il primo riguarda le coppie eterosessuali, il secondo le coppie omosessuali.
Da questo momento in poi diritti e doveri dei coniugi sono gli stessi.


In che modo questa legge interessa i matrimoni misti?

Perchè istituisce, contemporaneamente anche le unioni civili miste, cioè stabilisce che due persone dello stesso sesso ma di diversa nazionalità che desiderino sposarsi, non solo possono farlo, ma hanno diritto alla tutela dell'unità famigliare come stabilisce il Testo Unico sull'immigrazione.

Le disposizioni del D. Lgs. n. 286/1998 (cd. testo unico immigrazione) in materia di ricongiungimento familiare (art. 29) e di permesso di soggiorno per motivi familiari (art. 30) si estendono anche alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Ciò comporta che:
a) lo straniero regolarmente soggiornante in Italia possa richiedere il ricongiungimento familiare del partner unito civilmente (in Italia o all’estero), straniero e non residente in Italia, ai sensi dell’art. 29 del Testo unico, e alle medesime condizioni previste per i coniugi;

b) lo straniero presente sul territorio nazionale che contragga l’unione civile con un cittadino italiano possa richiedere (e ottenere) il permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30 del medesimo Testo unico, alle medesime condizioni previste per il coniuge del cittadino italiano.

La procedura di ricongiungimento tra due persone dello stesso sesso, di nazionalità non italiana, sposate civilmente all'estero, è la stessa procedura che segue una coppia eterosessuale, è interamente on-line ed è di competenza delle Prefetture.

La procedura di coesione famigliare tra due persone dello stesso sesso di cui una di nazionalità italiana e una no, sposate civilmente in Italia o all'estero, segue le indicazioni di cui ho parlato nel precedente articolo la documentazione necessaria per sposarsi e novità in materia di visti per famigliare al seguito.
L'unica differenza consiste nel recarsi presso l'Ufficio Unioni Civili (e non presso l'Ufficio Matrimoni) del Comune di appartenenza.

Anche il certificato di Stato Libero è lo stesso e viene richiesto al proprio consolato, fatte salve le leggi di ciascun paese e dunque le possibili difficoltà relative al rilascio di questo documento da parte di Stati che non riconoscono (o addirittura condannano come reato) il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
In questi casi però la legge italiana accetta come valido anche un semplice certificato di Stato Libero, aspecifico, che non attesta l'omosessualità del richiedente.

Attenzione, la Legge Cirinnà istituisce anche i patti di convivenza, per i quali è necessario un discorso a parte: non sono equiparati ai matrimoni e non danno gli stessi diritti di un matrimonio.
Ne parleremo in un prossimo articolo, ontinuate a seguirmi!

Se avete altre domande, potete contattarmi e sarò felice di darvi tutte le informazioni dettagliate caso per caso.

Ph. credits Pourfemme

venerdì 16 settembre 2016

domande e risposte sul matrimonio misto #1 - la documentazione necessaria per sposarsi

Qual'è la documentazione necessaria per sposare, in Italia, una cittadina o un cittadino stranieri?

  •  L'ufficio in cui recarsi è l'Ufficio Matrimoni del Comune di residenza del cittadino o della cittadina italiani.
  • La documentazione: carta di identità del cittadino italiano, passaporto del cittadino non italiano, permesso di soggiorno di quest'ultimo se ce l'ha (ma non è assolutamente obbligatorio averlo!), certificato di Stato Libero per il cittadino o la cittadina stranieri che devono procurarselo nel loro paese d'origine.
  • IL CERTIFICATO DI STATO LIBERO: è un documento che attesta che una persona non è sposata al proprio paese d'origine, ed è dunque libera di contrarre matrimonio in Italia.
    Questo documento si richiede al proprio consolato in Italia, deve riportare i dati della persona interessata compresi i dati di nascita e di residenza; va fatto tradurre da un traduttore autorizzato dal proprio consolato e va fatto legalizzare presso la Prefettura.

Per sposarsi in Italia non è richiesta altra documentazione.

Possono essere invece necessari altri documenti nel momento in cui si desideri registrare il matrimonio celebrato in Italia anche nel paese di provenienza del cittadino straniero: in questo caso, si consiglia di cercare in rete e sul social network i riferimenti delle varie comunità straniere in particolare quelli delle coppie miste, solitamente raggruppate per paese di provenienza del partner non italiano. Lì si trovano persone che hanno affrontato questi passaggi e possono fornire informazioni molto utili.

In alternativa, potete contattarmi e sarò felice di darvi tutte le informazioni dettagliate caso per caso.

ph credits: LetteraF

Quale'è la documentazione necessaria sposarsi all'estero con un cittadino o una cittadina di quel paese?

  • L'ufficio competente è sempre l'Ufficio Matrimoni del Comune di residenza nel Paese d'origine dello sposo o della sposa non italiani
  • La documentazione: carta di identità del cittadino di quel Paese, passaporto, certificato di nascita multilingue (rilasciato dall'Anagrafe) e certificato di stato libero tradotto e legalizzato per il cittadino italiano -  traduzione e legalizzazione sono generalmente richiesti nel paese in cui ci si sposa e quindi vanno fatti fare al Consolato italiano, ma a seconda dei paesi, è meglio verificare questa informazione prima di presentare la documentazione.

Questa documentazione è valida sia per il matrimonio nel Paese estero che si è scelto che per la trascrizione in Italia: per registrare in Italia il matrimonio avvenuto all'estero è sufficiente presentare questa stessa documentazione a cui si aggiunge il certificato di matrimonio, presso il Consolato italiano.


Come già detto più sopra, si consiglia di cercare in rete e sul social network i riferimenti delle varie comunità straniere in particolare quelli delle coppie miste, solitamente raggruppate per paese di provenienza del partner non italiano. Lì si trovano persone che hanno affrontato questi passaggi e possono fornire informazioni molto utili.

In alternativa, potete contattarmi e sarò felice di darvi tutte le informazioni dettagliate caso per caso.

Infine qui trovate il racconto più recente del matrimonio di una cittadina italiana in Senegal.
Buona lettura!

domenica 24 luglio 2016

libertà di razzismo

Un ragazzo guineiano, rifugiato, è stato vittima di razzismo: educatore volontario presso la Cooperativa il Melograno di Peschiera Borromeo, suscita l'ira di alcune madri con la sua presenza al campo estivo dei figli. E scoppia il caso.
Il problema sta nell'essere un educatore non specializzato: l'essere nero, rifugiato perdipiù, non c'entra nulla, dicono.
Ovviamente, non è così.

Chissà se queste madri si sono assicurate che anche tutti gli altri educatori fossero conosciuti da diversi anni (una delle critiche è che fosse "un estraneo") e che avessero un titolo professionale (un'altra è di essere "non specializzato).

Ancora peggio fa la Cooperativa, che assicura ai genitori che il poveretto viene utilizzato solo con compiti di sorveglianza e non accompagna i bambini in piscina o in gita - come se essere nero e rifugiato significasse automaticamente essere un molestatore e dunque ci si affretta a tranquillizzare i genitori: i contatti sono ridotti al minimo!

Non c'è una legge che punisca quelle madri razziste.
Eppure chiunque sia nero, abbia una figlia o un figlio, una compagna o  un compagno, un'amica o un amico neri, sa benissimo che tipo di violenza è questa e quali profonde cicatrici lasci nelle persone che la subiscono.
C'è troppa leggerezza nell'affrontare questo argomento.

Ho partecipato di sfuggita ai commenti sulla bacheca di Facebook di un avvocato milanese, mi sono sentita dare dell'esagerata, della questurina, dello sbirro - quelle madri hanno diritto di insultare che vogliono, con il loro gesto: rientra nelle prerogative genitoriali.
Cosa che non mi trova affatto d'accordo.

Ovviamente non penso si debba obbligare qualcuno a frequentare qualcun altro, chiunque esso sia.
Ma non può essere normale ferire le persone, in modo violento e traumatico, sulla base del colore della pelle e della provenienza, e farla passare per libertà educativa: se educhi tuo figlio al razzismo non vai molto lontano dall'apologia di nazifascismo, si tratta solo di sfumature.
Purtroppo o per fortuna, una di queste sfumature riguarda le scelte personali e la privacy delle famiglie quindi amen - queste persone non possono essere denunciate.
Ma dovrebbero scusarsi pubblicamente, far tornare privata una scelta che ha causato un danno pubblico a una persona a motivo del colore della sua pelle e della sua provenienza.

In molti, anche persone fino a pochissimi istanti prima intelligenti, si chiedono se non sia davvero meglio mandare via tutti, risolvere il problema (i problemi: difficoltà di inclusione sociale e di convivenza pacifica, impossibilità di dialogo con i razzisti veri, discriminazioni, povertà, traumi e problemi psichici di cui i migranti soffrono fin troppo spesso, classi scolastiche rallentate dalla presenza di bambini migranti, lavoro depauperato dalla presenza di lavoratori disperati che accettano il nero e nessuna tutela, islam e moschee - e sto solo elencando a casaccio quello che di più spinoso comporta la presenza migrante), il problema, dicevo, risolverlo alla radice.
Tanti meno patemi, tanti meno problemi, tanti meno costi sociali.
In molti si chiedono se mescolare culture sia davvero possibile.
Se i matrimoni e le unioni miste abbiano un senso.
Se le adozioni internazionali e quelle interazziali, abbiano un senso.
Rimandiamoli tutti a casa, o almeno a casa di qualcun altro se proprio non possono stare nella loro: sarebbe tutto più facile.
Siamo stanchi di combattere.
In nome di cosa, poi?

In nome del fatto che se io ho avuto la botta di culo di nascere europea, e bianca e benestante, non sono per questo più figa né ho dunque maggiori diritti di chi nasce nero, guineiano e povero.
Una parte di quello che ho la devo redistribuire, e non per bontà d'animo, ma sapendo che in cambio me ne vengono, per esempio, lavoratori disponibili a svolgere mansioni necessarie come la colf, la badante, il portiere di notte, il lavapiatti.
Cosa che io, se posso evitare di fare, eviterei.
E me ne vengono i soldi che utilizzerò io, per la mia pensione, quando sarà il momento.
E me ne viene ricchezza fatta di energie, teste e idee nate altrove e trapiantate qui: invidiamo gli americani per tutti i nostri connazionali che lì hanno trovato miglior fortuna, e allora invidiamo anche noi stessi per i medici, gli avvocati, i giornalisti asiatici, africani, sudamericani che qui stanno meglio che a casa loro - sono energie che a noi mancano!
Niente è gratis, neppure il rispetto della dignità umana: guardiamo al tornaconto, immaginiamoci senza.

E poi, una volta che abbiamo sdoganato il tornaconto, svegliamoci finalmente una mattina e cerchiamo di capire che rispettare sé stessi passa dal rispetto per gli altri: non parliamo di noi come di persone, se non sappiamo rispettare fino in fondo e con emozione, dolore, fatica, amore e saggezza, gli altri.

Questi movimenti di persone sono dettati dalla storia, davvero pensiamo di poterli fermare mettendo i nostri figli in un ghetto senza educatori guineiani?

L'inclusione è faticosa.
Ma l'esclusione lo è ancora di più.
Solo due giorni fa una strage, l'ultima strage, di un escluso vittima di bullismo e forse anche di razzismo. A Monaco, in Germania.
Un anno fa, una strage enorme, di un folle che desiderava escludere molte più persone. A Utoya, in Norvegia.
In mezzo un casino indescrivibile.

Sarà meglio decidere, se preferiamo vivere nella paura o iniziare a rimboccarci le maniche per fare la stramaledetta fatica di comunicare, imparare, insegnare, trovare soluzioni e strade per convivere senza ferirci a vicenda.
Sarà meglio che decidiamo se vogliamo essere persone o subumani.

Subito.

ph. credits CorrettaInformazione