martedì 26 maggio 2015

#smALLholidays

questa sera presso lo Studio Legale La Scala di Milano, in vio Correggio 43 alle 18,00, verrà presentata la raccolta di racconti "SmALLholidays" ed. Cinquesensi
29 racconti + 1 a firma di persone note o non note dai 6 agli 80 anni  accomunate dall'appartenenza a famiglie a geometria variabile.

uno di questi racconti è mio.

si intitola "L'uomo della vita"
"[…] Ho quarantatre anni e fino a quattro anni fa le mie vacanze sono state in campeggio libero in Grecia, accampata a casa di amici con altri amici all’Elba, in Senegal a cercar di cooperare o in giro per l’Europa tra un alberghino e un b&b. Tutto è cambiato, quattro anni fa, anche le vacanze. Mi consola il fatto che, avendo trovato l’uomo della vita, qualche modifica nelle mie abitudini non sarà la fine del mondo.[...]"

La raccolta è curata da Raethia Corsini e Laura Lombardi
Prefazione del filosofo Salvatore Veca
copertina illustrata da Beppe Giacobbe

Dopo il natale, sono le vacanze l'oggetto dei 29+1 racconti dedicate, da genitori e da figli, all'esperienza delle famiglie a geometria variabile.
Dopo smALLchristmas, ecco smALLholidays: prefazione del filosofo Salvatore Veca (qui in veste di Presidente della Fondazione Campus, università del turismo a Lucca) e tanti nomi, alcuni comuni altri noti, tutti generosi nel condividere la propria storia, certi che l'esempio sia la miglior forma di insegnamento.
29 racconti + 1: nell'1 sta la somma delle testimonianze dei bambini, frasi semplici ma efficaci e potenti quanto un racconto.

AUTORI/AUTRICI
Diego Abatantuono, Claudio Barbagallo-Barbecoq, Matilde Bassanini, Stefania Berbenni, Rossella Boriosi, Felicita Chiambretti, Maria Corno e Caterina Scaramelli, Stefania Fei, Valia Galdi, Mauro Garofalo, Modou Gueye, Claudio Jampaglia, Rosanna Lavagna, Patrizia Malfatti, Maria Manuele, Silvia Mauro, Marco Montanari, Giuditta Pasotto, Anna Riccardi, Giorgio Rocca, Daniela Rossi, Graziano Rossi, Mayumi Ruggieri, Cristina Sebastiani, Giuseppe Sparnacci, Gabriella Tricca,
Debora Villa, Claudia Visani, Luciano Visconti




domenica 24 maggio 2015

anniversari

cinque anni fa, a quest'ora, facevo colazione nel ristorante dell'hotel La Madrague a Ngor.
e mi preparavo a partire per Saint Louis insieme a mio zio Angelo, a mio fratello e al mio fidanzato,  per sposarci.
domani sarebbe stato il nostro anniversario di matrimonio.
il quinto.
oggi, un anno, fa, a Milano, davanti a un giudice e con due avvocati a fianco, firmavamo la separazione.

I ricordi belli e quelli brutti si sommano, ma per il momento ancora non si annullano a vicenda, nessuna pace ancora.
confido che arriverà e che guardarmi indietro non sarà più così doloroso.
ho ancora la sindrome dell'arto fantasma e sento dolore in quella parte del corpo che però non c'è più.
passa. so che passa.

le mie giornate sono allegre, il mio bambino è sereno, il futuro non mi sembra più nero come la bocca spalancata di un mostro mostruoso.

penso che ci si sposi una volta sola.
e io mi sono sposata.
e domani è il mio anniversario e in qualche piccolo modo segreto lo festeggero'.

venerdì 22 maggio 2015

basta con le cene multietniche!

expo
nutrire il pianeta
il cibo
la cultura che si veicola attraverso il cibo
il cibo è cura, affetti, legami, tradizioni
credo che questo sia un concetto decisamente universale e incontrovertibile
e spesso, quando si parla di sforzi per l'integrazione tra italiani e migranti, ci si mette a tavola.

il principio è più che condivisibile
credo che dare da mangiare sia l'atto d'amore in assoluto più grande

ma

quante persone conoscete che mangiano kebab anche a colazione e che votano con convinzione un partito razzista che ha più volte (strumentalmente) cercato di far chiudere i ristorantini turchi e che grida beceramente che gli immigrati bisogna aiutarli a casa loro?
e quante ne conoscete che mangiano cinese, giapponese, eritreo senza nemmeno sapere dove mai siano questi esotici paesi?
molto di tutto ciò è merito di anni e anni di sforzi movimentisti di sinistra volti all'integrazione, che ci hanno insegnato ad amare gli involtini primavera, il pesce nigeriano e la yucca e il sushi insieme alle percussioni, al reggaeton e a Oum Kalsoum, senza però aiutarci minimamente a condividere tra persone diverse le differenze reali.

ci siamo messi a tavola per conoscerci, ma non ci siamo conosciuti affatto perchè non abbiamo mangiato insieme, ci siamo limitati a mangiare il cibo gli uni degli altri
è mancato l'amore, in questo atto

non basta mangiare uno il cibo dell'altro per aprire uno spiraglio di coesistenza.
mangiare piatti altrui può annaspare verso una superficiale integrazione, ma visti i risultati e la mancanza di altri gesti, oggi posso dire che non è l'integrazione - che aggiunge, integra, l'esistente con elementi nuovi e li fa suoi - che mi interessa.
mi interessa la coesistenza.
quella cosa per cui oltre a recepire le reciproche novità, integrandole, ci si rispetta e ci si permette di viversi a fianco in pace.

è ora di passare dalle cene multietniche in cui un gruppo di donne nere che non parlano una parola di italiano stanno in cucina e grupponi di famiglie italiane benintenzionate mangiano con le mani, financo! sui tavoli della mensa dell'oratorio, al dialogo, quello vero, quello che passa prima per il rispetto e poi per la valutazione della possibile coesistenza delle differenze.

io sono arcistufa delle cene multietniche, quando poi a scuola le mamme latine parlano solo con quelle latine e quelle arabe solo tra loro e le italiane che sono più svelte e hanno più strumenti e magari sono anche più benestanti e hanno più tempo (ma non sempre) fanno le rappresentanti di classe.
una cena, se non mangiamo davvero insieme, allo stesso tavolo, condividendo il cibo e raccontandoci un pezzetto di vita, non è null'altro che un accumulo di calorie e sapori, niente a che vedere con un gesto sociale e politico che vorrebbe essere significativo.

vi faccio un altro esempio
in questi giorni ho avuto ospiti due ragazze: una modella norvegese vegana necessariamente attenta a quello che mangia e una americana vegana crudista.
in tanti mesi di B&B, con gli altri ospiti, c'era sempre stato il momento in cui offrire un caffè dava il via  alla chiacchiera - un gesto automatico, quante nuove amicizia sono nate dicendo ci prendiamo un caffè? - e non mi ero mai resa conto davvero di quanto mi fosse difficile iniziare un dialogo affettuoso senza un caffè.
l'ho imparato con loro.
frasi inizialmente timide, poi via via più sicure, senza lo scudo del caffè.

noi mettiamo a tavola per parlare e guardarci negli occhi.
è una cosa molto bella.
e mettiamo a tavola anche per prendere tempo e studiarci.
è altrettanto bello e confortante.

ma è profondamente sbagliato pensare che questo basti o che se questo non c'è allora non c'è altra possibilità.

passiamo dalle cene multietniche forzate, allo sforzo, concreto, di fare amicizia con una mamma, una qualunque tra quelle della scuola, con la pazienza di capire il suo italiano imperfetto e la sua scelta di portare l'hijab e magari la sua riservatezza e i suoi occhi bassi che a volte poco si sposa con la nostra caciaronità?
dopo aver fatto questo, allora mettiamoci a tavola.




martedì 19 maggio 2015

un senegalese ha diritto ad essere leghista?

Leggo questa intervista su Il Fatto Quotidiano del 16 maggio 2015.

a commento, una conoscente si chiede: un senegalese ha diritto ad essere leghista?
sul punto ci terrei a fare un ragionamento.
il signor Talla Diop ha diritto ad essere tutto quello che vuole, su questo non discuto: la libertà presuppone anche questo tipo di possibilità di scelta, quindi sì, un senegalese ha diritto ad essere leghista.

io però ho diritto di pensare che la necessità di assimilazione, e il desiderio di conquistare un posto al sole e una fettina seppur misera di potere, portano davvero in brutti posti, e questo mi rattrista.
e ho diritto di pensare che se un uomo, ancorchè negro e immigrato, decide di essere razzista e dunque razzista verso sè stesso (nientemeno), sarebbe più onesto se si dichiarasse tale, invece di prendere in giro i suoi potenziali elettori dichiarando la buona fede del suo partito e dei suoi alleati.

leggendo l'intervista scopro che il sig. Diop si chiama Talla, ma si fa chiamare Paolo: ma perchè, santiddio? evidentemente per non spaventare il suo pubblico; un pubblico di deficienti che si ritrovano diffidenti di fronte ad un nome sconosciuto benchè sia oltrettutto facilissimo da pronunciare.
Talla...ma cusa l'è..? ma parla come mangi...
E lui ha deciso di mangiare in questo piatto, dunque, giustamente, ne adotta il linguaggio.

Sempre dall'intervista apprendo che Paolo è molto sollecito nel raccontarci che va addirittura a cena con Salvini, che gli piace tanto Casapound, che i suoi connazionali lo minacciano di morte: tutte cose che lo rendono famoso, vabbene, ma non spende nemmeno una parola nel raccontarci cosa desideri fare nel caso la sua candidatura lo porti ad un'elezione.

Il partito di Salvini è un partito che fonda il suo programma elettorale sul razzismo, sull'odio verso gli immigrati che vanno affondati, respinti, annegati, ammazzati e tante altre piacevolezze dichiarare dal segretario, dai suoi predecessori e dai loro accoliti.
Casapond è una formazione che si richiama al fascismo, non è solo di destra, e la filosofia fascista è razzista.
Se però il sig. Diop ritiene che il razzismo, inteso in senso filosofico, sia una tutela per gli immigrati, ha diritto di pensarlo: sarebbe solo carino che non lo negasse.
Vivaddio nessuno a Casapound dice di amare gli immigrati mentre manda i suoi scagnozzi a bruciarne le baracche o a pestarne qualcuno qua e là.
Credo che nemmeno Hitler si sia spinto a dire di amare gli ebrei e di lavorare per il loro bene, ma insomma il pensiero evolve, forse Talla Diop si ritiene un saggio ideologo portatore di concetti rivoluzionari.

Spero che il sig. Diop mi legga e mi risponda, sarei veramente curiosa di approfondire la discussione con lui: io lo ritengo il bizzarro e triste prodotto della nostra misera politica del tutto priva di principi morali e l'unica cosa che posso dire a sua discolpa è che se sente una così pressante necessità di sputarsi addosso pur di farsi accettare forse la colpa è anche di chi per decenni e decenni gli immigrati li ha sempre respinti e discriminati.
Forse però lui saprà spiegarmi un po' meglio cosa invece ritiene di star facendo e dove abbia infilato la sua dignità.

lunedì 11 maggio 2015

bicult: quando una famiglia è biculturale

da oggi sono una Instamamma!
da oggi comincio a scrivere per questa bellissima community, Instamamme.
è una notizia bellissima che mi riempie di orgoglio e di gratitudine.
il primo articolo è on line.

andate a farvi un giro, ci sono millemila articoli interessantissimi, non ne uscirete tanto facilmente!
benvenuta a me, e benvenuti a voi che verrete con me!

e se mi farete l'onore di commentare e di raccontarmi le vostre storie e le vostre esperienze, ne sarò davvero felice.