domenica 24 luglio 2016

libertà di razzismo

Un ragazzo guineiano, rifugiato, è stato vittima di razzismo: educatore volontario presso la Cooperativa il Melograno di Peschiera Borromeo, suscita l'ira di alcune madri con la sua presenza al campo estivo dei figli. E scoppia il caso.
Il problema sta nell'essere un educatore non specializzato: l'essere nero, rifugiato perdipiù, non c'entra nulla, dicono.
Ovviamente, non è così.

Chissà se queste madri si sono assicurate che anche tutti gli altri educatori fossero conosciuti da diversi anni (una delle critiche è che fosse "un estraneo") e che avessero un titolo professionale (un'altra è di essere "non specializzato).

Ancora peggio fa la Cooperativa, che assicura ai genitori che il poveretto viene utilizzato solo con compiti di sorveglianza e non accompagna i bambini in piscina o in gita - come se essere nero e rifugiato significasse automaticamente essere un molestatore e dunque ci si affretta a tranquillizzare i genitori: i contatti sono ridotti al minimo!

Non c'è una legge che punisca quelle madri razziste.
Eppure chiunque sia nero, abbia una figlia o un figlio, una compagna o  un compagno, un'amica o un amico neri, sa benissimo che tipo di violenza è questa e quali profonde cicatrici lasci nelle persone che la subiscono.
C'è troppa leggerezza nell'affrontare questo argomento.

Ho partecipato di sfuggita ai commenti sulla bacheca di Facebook di un avvocato milanese, mi sono sentita dare dell'esagerata, della questurina, dello sbirro - quelle madri hanno diritto di insultare che vogliono, con il loro gesto: rientra nelle prerogative genitoriali.
Cosa che non mi trova affatto d'accordo.

Ovviamente non penso si debba obbligare qualcuno a frequentare qualcun altro, chiunque esso sia.
Ma non può essere normale ferire le persone, in modo violento e traumatico, sulla base del colore della pelle e della provenienza, e farla passare per libertà educativa: se educhi tuo figlio al razzismo non vai molto lontano dall'apologia di nazifascismo, si tratta solo di sfumature.
Purtroppo o per fortuna, una di queste sfumature riguarda le scelte personali e la privacy delle famiglie quindi amen - queste persone non possono essere denunciate.
Ma dovrebbero scusarsi pubblicamente, far tornare privata una scelta che ha causato un danno pubblico a una persona a motivo del colore della sua pelle e della sua provenienza.

In molti, anche persone fino a pochissimi istanti prima intelligenti, si chiedono se non sia davvero meglio mandare via tutti, risolvere il problema (i problemi: difficoltà di inclusione sociale e di convivenza pacifica, impossibilità di dialogo con i razzisti veri, discriminazioni, povertà, traumi e problemi psichici di cui i migranti soffrono fin troppo spesso, classi scolastiche rallentate dalla presenza di bambini migranti, lavoro depauperato dalla presenza di lavoratori disperati che accettano il nero e nessuna tutela, islam e moschee - e sto solo elencando a casaccio quello che di più spinoso comporta la presenza migrante), il problema, dicevo, risolverlo alla radice.
Tanti meno patemi, tanti meno problemi, tanti meno costi sociali.
In molti si chiedono se mescolare culture sia davvero possibile.
Se i matrimoni e le unioni miste abbiano un senso.
Se le adozioni internazionali e quelle interazziali, abbiano un senso.
Rimandiamoli tutti a casa, o almeno a casa di qualcun altro se proprio non possono stare nella loro: sarebbe tutto più facile.
Siamo stanchi di combattere.
In nome di cosa, poi?

In nome del fatto che se io ho avuto la botta di culo di nascere europea, e bianca e benestante, non sono per questo più figa né ho dunque maggiori diritti di chi nasce nero, guineiano e povero.
Una parte di quello che ho la devo redistribuire, e non per bontà d'animo, ma sapendo che in cambio me ne vengono, per esempio, lavoratori disponibili a svolgere mansioni necessarie come la colf, la badante, il portiere di notte, il lavapiatti.
Cosa che io, se posso evitare di fare, eviterei.
E me ne vengono i soldi che utilizzerò io, per la mia pensione, quando sarà il momento.
E me ne viene ricchezza fatta di energie, teste e idee nate altrove e trapiantate qui: invidiamo gli americani per tutti i nostri connazionali che lì hanno trovato miglior fortuna, e allora invidiamo anche noi stessi per i medici, gli avvocati, i giornalisti asiatici, africani, sudamericani che qui stanno meglio che a casa loro - sono energie che a noi mancano!
Niente è gratis, neppure il rispetto della dignità umana: guardiamo al tornaconto, immaginiamoci senza.

E poi, una volta che abbiamo sdoganato il tornaconto, svegliamoci finalmente una mattina e cerchiamo di capire che rispettare sé stessi passa dal rispetto per gli altri: non parliamo di noi come di persone, se non sappiamo rispettare fino in fondo e con emozione, dolore, fatica, amore e saggezza, gli altri.

Questi movimenti di persone sono dettati dalla storia, davvero pensiamo di poterli fermare mettendo i nostri figli in un ghetto senza educatori guineiani?

L'inclusione è faticosa.
Ma l'esclusione lo è ancora di più.
Solo due giorni fa una strage, l'ultima strage, di un escluso vittima di bullismo e forse anche di razzismo. A Monaco, in Germania.
Un anno fa, una strage enorme, di un folle che desiderava escludere molte più persone. A Utoya, in Norvegia.
In mezzo un casino indescrivibile.

Sarà meglio decidere, se preferiamo vivere nella paura o iniziare a rimboccarci le maniche per fare la stramaledetta fatica di comunicare, imparare, insegnare, trovare soluzioni e strade per convivere senza ferirci a vicenda.
Sarà meglio che decidiamo se vogliamo essere persone o subumani.

Subito.

ph. credits CorrettaInformazione

mercoledì 15 giugno 2016

la verità, vi racconto, sull'amore

non ti ama abbastanza o come dice un film divertente la verità è che non gli piaci abbastanza.
pensiamo che sia una risposta brillante e onesta da dare a un amica in crisi, a una donna, a un'adolescente, a un ragazzino rifiutato dal suo primo amore perchè lui è timido e porta gli occhiali e lei è bella e sicura di sè. 
io l'ho pensato a lungo.
se tu non ami i tuoi difetti, qualcuno lo farà, dice la pubblicità di un sito per incontri.

lui
(lei)
l'altro

crediamo di aver trovato la soluzione che consola, che discolpa, e ci sembra un atteggiamento positivo, liberatorio, profondamente diverso dal matrignesco non sai tenerti un marito.
e invece non facciamo altro che spingere quella persona (o noi stessi) ancora più giù, in un baratro da cui chissà quando uscirà.

la verità, al contrario, è che non ti ami, abbastanza.
senza colpe, semplicemente.
la verità è che dipendere dall'altro è il problema.
la verità è che se dipendi dal trovare qualcuno che abbastanza ti ami, potresti incappare in chi, per troppo amore, ti maltratta, con le parole o con le mani - ti sequestra, ti opprime, ti schiaccia, ti impedisce di vivere, ti dà fuoco..

puoi amarti abbastanza, amica mia, amore mio, da bastare a te stessa.
se lui ti ha lasciata, se ha preso un altra strada, se ha deciso che tu non sei abbastanza per lui, se ha deciso che la sua strada è altrove, lascialo andare e non cercarne un altro
sìì tu, abbastanza, per te 
e qualcun altro arriverà a si metterà (questa volta) al tuo fianco.

il potere maschile ci ha insegnato, nei secoli, a dipendere dall'altro anche solo per guardarci allo specchio.
la realtà femminile non esclude l'altro, ma lo rifiuta come padrone.
perchè un padrone ha diverse forme, alcune perlopiù accettabili, le facciamo nostre nella quotidianità e nemmeno ce ne accorgiamo, ma ci legano e ci stralegano e poi, finita la relazione, dobbiamo ritrovare noi stesse perchè evidentemente in relazione ci si perde - altre forme sono inaccettabili ma a volte non si può sfuggir loro, a volte è troppo tardi, a volte ti uccidono.

ci sono relazioni senza padroni, relazioni in cui te stessa è già lì e te stesso ha spazio.
relazioni che quando finiscono non ti impongono di ritrovarti.
relazioni con rapporti di potere sano, con equilibri e ragionevolezze.
ci sono relazioni d'amore.

oppure c'è la solitudine
che non è brutta
che non è sfigata
che non è un buco nero
perchè è piena di te, e tu sei abbastanza
abbastanza per stare con lui, abbastanza per stare da sola

questo desidero per me
questo desidero per mio figlio.





[grazie a Mariama Gueye. 
lei sa perchè]


giovedì 12 maggio 2016

vacanze: offerte serali

questo mese su Smallfamilies:


– Buonasera signora, la chiamo da parte del Centro Promozione Vacanze, volevo comunicarle che il suo numero di telefono è stato selezionato per una vacanza per un nucleo famigliare, un buono di validità di un anno in uno dei nostri centri vacanze da ritirare questo 15 di maggio nella nostra agenzia al termine di un piccolo rinfresco; posso chiederle quanti siete in famiglia?

– Due

– Lei e il marito?

– No, io e il figlio

– Ah! allora mi dispiace, noi cerchiamo un nucleo famigliare, senza un marito, la promozione per lei non è valida, buona sera.
[...]

continua a leggere qui, nella rubrica Diari d'autori

E raccontaci, se ne hai voglia, la tua storia: hai subito discriminazioni? Mi farebbe molto piacere parlarne con te!



sostieni Smallfamilies! clicca qui e vedi come fare

venerdì 22 aprile 2016

respingimento di richiedenti asilo: in un'intervista a Radiopopolare vi racconto cosa succede a Milano

Una brutta storia davvero quella che è emersa nelle ultime settimane a Milano, dove l'ufficio Immigrazione ha modificato radicalmente la prassi nell'accesso alla procedura di richiesta asilo.

In base alla Costituzione e alla legge italiana, chiunque ha diritto di chiedere protezione.
Verrà giudicato da una Commissione predisposta allo scopo, composta da membri del Ministero dell'Interno e dell'UNHCR, che valuterà la storia e le prove documentali addotte, oltre alla situazione generale del paese del richiedente e deciderà se quella persona ha effettivamente diritto di asilo e può venire riconosciuta come rifugiato.
Una procedura complessa e seria perché complesso e serie è il problema che queste persone portano con sé.
E una procedura che non è mai stata presa alla leggera dalle Istituzioni, visto che il numero di coloro che effettivamente vengono riconosciute come rifugiati o comunque titolari di protezione umanitaria è stato, nel 2014 circa 21.000, su circa 70.000 domande (fonte CIR).

Ultimamente però coloro che si definiscono rifugiati e chiedono protezione sono aumentati, e sono troppi.
Perché i paesi in guerra, e le guerre interne ai vari paesi, sono aumentate, dico io.

Perché troppi cosiddetti migranti economici, fanno strumentalmente domanda di protezione senza averne i requisiti, dicono le istituzioni.

E in base a questa logica bisogna filtrare chi accede alla procedura: da qualche settimana si entra all'Ufficio Immigrazione da richiedenti asilo e se ne esce con un foglio di via, espulsi senza essere passati dalla Commissione, giudicati da un agente di Pubblica Sicurezza allo sportello.
E appena è pronto un aereo si viene rimandati indietro, anche se indietro significa Ucraina del Nord, Nigeria di Boko Haram, Liberia, Eritrea, Sudan, Congo.

Tre settimane fa ho assistito a questa nuova prassi, una donna che accompagnavo è stata espulsa dall'Italia il giorno che si è recata presso gli uffici di via Montebello a fare domanda di protezione.
Eppure proviene da un paese in guerra.

Ho fatto qualche telefonata, ho scoperto che alcune associazioni e avvocati stavano cominciando a raccogliere i casi e a mobilitarsi per una protesta circostanziata, e insieme ci siamo mossi e ci muoviamo.
Insieme a chi, da molti mesi, si muove anche nel resto dell'Italia, perchè quello di Milano non è certamente un caso isolato, anzi mi azzarderei a ipotizzare che la decisione non sia affatto stata presa a livello locale.

Di seguito l'intervista di questa mattina a Pietro Massarotto, presidente del Naga, e a me, realizzata da Roberto Maggioni per Radiopopolare.
La trovate qui

Abbiamo cominciato a sollevare il coperchio di questa brutta, bruttissima storia e se mi conoscete un po' sapete che vi terrò aggiornati.


ph credits Huffington Post

giovedì 21 aprile 2016

le coppie miste e infinita passione per l'avventura

Questo mese su Instamamme:


In una coppia mista c’è una grande, assoluta, passione che accomuna i partner: la passione per la curiosità verso ciò che è nuovo, diverso da tutto ciò che conoscono, percepito come strano e che ha il sapore dell’avventura.
Che mariti e mogli lo sappiano o meno, i protagonisti di una coppia mista sono tra le persone più assetate d’avventura e hanno scelto, consapevolmente o meno, un partner che condivide e asseconda questa passione.


In linea di massima non è una passione esplicita – quasi nessuno si dice apertamente “mi metto con quell’uomo o con quella donna perché è diverso dagli altri in virtù della sua provenienza e perché con lui o lei vivrò esperienze che gli altri non vivono” – ma in molti confessano un attrazione speciale, una relazione nata da una grande, sconosciuta e indefinibile passione, qualcosa che non sanno dire, ma che è forte.
Io la definisco.
E la chiamo passione per l’avventura.
[...]
Se volete leggere il resto, andate QUI.
E fatemi sapere cosa ne pensate!