venerdì 1 ottobre 2010

di fiumi e fritture, di inclusione, mescolanza e cose così

il 16 settembre 2010 il Corriere della Sera riportava il commento dell'Assessore alla Scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio: «Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri. Non è solo un fatto anagrafico ma è una questione culturale. È bene che questi bambini possano convivere con quelli di origine italiana perché così si favorisce un sentimento di appartenenza».

L'assessore, probabilmente mossa da sincera volontà di essere utile e di partecipare attivamente al processo di cambiamento della società italiana inserendosi con spirito caritatevole e offrendo la sua commossa partecipazione alla vita di questi poveri sradicati ragazzi, pur avendo probabilmente letto diversi trattati di educazione interculturale e magari essersi fatta in gioventù una vacanza-lavoro per aiutare a costruire un orfanatrofio in Uganda, non ha tenuto conto del fatto più semplice del mondo: cittadinanza e appartenenza non hanno un solo colore.

Cosa accomuna me, milanese di origine romana e bresciana, generazione Pantera e Leoncavallo, antirazzista, libertaria e femminista, con i partecipanti al forum Stormfront, fieri razzisti promotori dell'orgoglio bianco?
Probabilmente niente, la cultura da cui proveniamo è radicalmente diversa, ma è un dato di fatto che siamo tutti italiani, cittadini italiani, figli di questa terra e di questa storia - figli anche di pezzi di terre diverse e pezzi di storie diverse.
L'appartenenza a un luogo è un concetto difficile, complesso, che presuppone una capacità inclusiva che spesso si dà per scontata.

Cosa accomuna, ancora una volta, me, con due ragazzi, intervistati provocatoriamente da Le Iene il 29 settembre, per rispondere all'Assessore Marsilio?
Guardate il video, è abbastanza ben fatto.
Ma io e questi due ragazzetti romani, beneducati, discotecari, liceali di nuova generazione, probabilmente avremmo molto poco da dirci.
E' indubbio, però, che siamo tutti italiani, stessa terra, stessa storia - terre diverse e pezzi di storie diverse, anche.

Igiaba Scego, nel suo libro  "La mia casa è dove sono" dice che essere italiani, a bene vedere, significa far parte di una frittura mista.

alberto e laurie
lorenzo e lisa
Nella mia famiglia la frittura è composta da me e mio marito, B, senegalese - mio fratello e sua moglie Laurie, belga di origine coreana - mio cugino Lorenzo e la sua compagna Lisa, brasiliana - dalle origini romane e da quelle bresciane e milanesi, e dalla storia di ciascuno di noi che fa la storia di tutta la famiglia, che si mescola con la storia delle famiglie che si allargano.
La famiglia di B è senegalese delle etnie wolof e peul, e ha una lontana origine in Marocco.
La famiglia di mio papà contava antenati ungheresi.
La famiglia di mia mamma è quasi tutta bresciana, ma mia nonna era milanese e parlava in dialetto.
Tante provenienze, tantissime storie, un fiume con così tanti affluenti da non poterli contare.
la nonna Giulia

Una frittura, come dice Igiaba, fatta di mescolanze e contaminazioni, fatta dell'Impero Romano e di Annibale, del regno di Sicilia e dei Gattopardi, del fascismo, del colonialismo e dei Partigiani, delle mondine e delle tarante, del Vaticano, dei movimenti di indipendenza sarda, delle famiglie conservatrici e di quelle progressiste, di intellettuali, di giornalisti, di avvocati, di scrittori, di commesse e di operai, di emigranti che hanno riportato a casa un po' di soldi e un po' del folklore appreso altrove facendolo diventare lessico famigliare - ognuno con la sua terra e il suo pezzo di storia, con una terra e un pezzo di storia in comune.

Invece di passare il tempo a costruire limiti - io dentro, tu fuori -, a cercare definizioni che escludono, che rimpiccioliscono e svuotano la nostra cultura così ricca, preoccupiamoci piuttosto del fatto che ci sono cittadini italiani in coda alle Questure a chiedere il permesso di soggiorno, cittadini italiani che vengono espulsi o a cui viene negata la casa popolare - cittadini italiani che non sono considerati veramente italiani.
E preoccupiamoci del fatto che ci sono cittadini non italiani considerati meno che persone - sulla base di limiti arbitrari, nati dal potere e alimentati per alimentare un certo singolo potere tutt'altro che includente, tutt'altro che democratico.


4 commenti:

cri ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Alphius Militant ha detto...

Ciao Cristina,
Ho letto e riletto il tuo blog e devo dire che hai colto in pieno il punto, anzi i vari punti dellla situazione. Interessante ed acuta l'analisi della "frittura mista" di famiglia :D
Fossimo tutti così onesti con noi stessi..
ad ogni modo volevo ringraziarti.
Nel salutarti (a proposito di cittadinanza) ti consiglio un libro:
"Fardelli d'Italia?" di guido Tintori ed.Carocci.
Legendolo mi sono in qualche modo messo l'anima in pace... su tutta questa storia. E tutto calcolato..
Ciao
Alphousseyni

cri ha detto...

grazie! di aver letto, di aver apprezzato, e del consiglio, che seguirò.
non so riuscirò a mettermi l'anima in pace, anzi, spero di no, ma lo leggerò con interesse e anzi se hai altro da consigliarmi in futuro mi farà sempre piacere approfondire.
sto cercando di far entrare tutto questo nel mio lavoro di consulenza: studio, studio ogni giorno perchè i miei clienti sentano che da me hanno non solo l'indicazione su come compilare il modulo del rinnovo o simili, ma anche un messaggio di riconoscimento - senza teatro, solo un atteggiamento che però è importante quanto ogni altra lotta, credo.
grazie ancora, il tuo parere è significativo.

amma maria ha detto...

segnalo questo
http://karim-metref.over-blog.org/article-il-mio-passaporto-di-che-rosso-e-57878087.html