sabato 9 ottobre 2010

ore otto, questura di milano

un permesso di soggiorno che avrebbe potuto essere rilasciato sei mesi fa comincia a spuntare tra le pieghe dell’ufficio immigrazione.
a Kande tremavano le mani mentre tirava fuori dalla cartellina di plastica gli originali da mostrare per la centesima volta nonostante fossero già stati spediti con raccomandata, mostrati al momento della firma, mostrati ad una prima convocazione, chiesti nuovamente questa volta e che per favore venissero fotocopiati perchè andare a cercare il suo fascicolo non era cosa.
gli tremavano le mani all’idea che tra meno di un mese avrebbe potuto avere in mano la benedetta tesserina magnetica che lo rendeva nuovamente una persona con diritto di parola.
il giorno prima aveva lavorato initerrottamente per sedici ore, senza pause perchè il collega che avrebbe dovuto sostituirlo per le ore di riposo a metà pomeriggio semplicemente non si era presentato e così Kande era passato direttamente dalla chiusura del grande magazzino al marciapiede della questura ad assicurarsi un posto decente in coda.
8 ottobre 2010, ma sembra ancora di essere ai tempi di quando si andava a portare il tè caldo alle persone che passsavano giorni e notti fuori dall’ufficio immigrazione per fare la domanda di sanatoria,1998.
molte cose sono cambiate da allora, e non in bene.
forse a Kande tremavano le mani anche per la stanchezza.
e per l’ansia che una volta di più si sarebbe sentito dire “non è ancora pronto”.
ma questa volta è andata bene: il permesso è pronto, le impronte sono state prese due volte, prima con la macchinetta con la luce fluorescente come nei film di fantascienza, poi con l’inchiostro sui polpastrelli e il palmo come nelle carceri americane.

il permesso è pronto, ma glielo consegnerenno tra un mese.
per un momento avrei voluto stringere quella mano tremante, così assurda in quest’uomo forte, alto, elegante nel suo completo grigio, la camicia bianca, le scarpe lucide, ma non era della mia pena che aveva bisogno.
ora gli serve un lavoro, un buon lavoro regolare, contributi, ferie, malattie e tutto il resto: gli serve di poter cominciare a costruire un ritorno a casa a testa alta, dopo tre anni di assenza, un ritorno a casa da poter immaginare, un viaggio che magari sarà per il prossimo anno ancora, non subito, non ci si può presentare all’aeroporto con le tasche vuote, nemmeno se questo significa rimandare il momento in cui finalmente vedrai la tua ultima bambina, nata che tu eri già partito.

Kande è uno di quelli fortunati: ha amici, ha chi lo consiglia, chi lo accompagna, chi gli presta i soldi necessari ad investire sul suo futuro – ha cultura, intelligenza e fortuna sufficienti a non finire nei guai.
ha passato dei brutti momenti, ma non è mai stato solo.
a Kande tremavano le mani, ma lui è uno di quelli fortunati.



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