sabato 17 dicembre 2016

di amiche e di scatoloni, ma soprattutto di amiche

non scrivo da più di un mese
non curo veramente più questo blog da molti mesi.
tante cose sanno succedendo.
cambiamenti.
voglia di cambiamenti.
necessità di cambiamenti.
mi manca, questo posto.
mi manco io.

e allora vi racconto un po'.

sto cambiando casa, quella nuova è poco lontana da quella attuale.
il quartiere, gli amici, i negozianti, le risorse restano.
Momo è contento, dalla sua nuova camera si vedono passare i treni.
io sono felice, dal balcone vedo tanta luce, i tetti e quando fa bello anche le montagne.

ho cominciato a tirare fuori i ricordi, quello che mi lega a questa casa è tanto.
eravamo tre amiche, nelle nostre tre stanze, e ci incontravamo spesso, la sera, nella grande cucina con il tavolo fratino insieme alla bionda, immancabile, forte, generosa, sorella che stava spesso qua e ci portava sempre le caramelle.

una si è innamorata per prima, un'altra aveva appena chiuso e rimuginava, la bionda faceva mille cose, poi mi sono innamorata io: la prima storia è stata folgorante, bellissima, iniziata insieme a questa casa - la seconda è stata un matrimonio, un bambino, una separazione, molta gioia e molto dolore.
è stata una casa di donne, soprattutto.
e con queste donne sono cresciuta.

ve le ricordate, amiche, le serate in cui discutevamo delle opere e del diario di Bourgeois, e dell'opportunità di continuare a bere Amaro del Capo?
la prova per la serata di gala sulla nave da crociera?
la prima uscita con il bel veterinario?
il grande amore tormentato della bionda?
le cene a base di carne per soddisfare palati senegalesi e ivoriani, le cene vegetariane di quella che la carne non poteva nemmeno vederla?
i gatti che correvano in circolo dentro e fuori dai balconi
le rose e i quadri di una, le collane e i libri dell'altra, gli amori e i dolori della terza.
la poltrona verde.
le prove del mio vestito per il matrimonio.
le serate al Frida, le serate in cui il Frida veniva da noi.

una dopo l'altra ve ne siete andate, una in Senegal e l'altra a convivere con il bel veterinario.
altre persone sono passate di qua, la bionda per fortuna non si è spostata di un centimetro e ci ha tenute tutte unite, anche nei momenti più difficili.

da allora a oggi, per me è stato soprattutto fare la mamma, soprattutto senza queste amiche, lontane e impegnate.
lontana e impegnata io.
a volte non ci siamo capite, a volte non abbiamo potuto farci niente.
fare la mamma, da sola, è un mestiere totalizzante, questo lo sapete: ho ripensato mille volte all'amica di un'amica, che teneva gelosamente una sera a settimana per sè, fuori dal ruolo di mamma, fuori dal ruolo di moglie - io non avrei potuto farlo, ma senza le mie amiche, ho finito per non averne nemmeno troppo il desiderio.

non ho mai avuto rimpianti, in nessuna delle mie storie d'amore.
ne ho avuti, invece, tanti con le mie amiche, tanto spesso ho pensato che avrei potuto fare di più.
che avrei dovuto.
tanto spesso, che spero di lasciare qui, in questa casa, anche questa ferita.
e di portare là, nella casa nuova, solo le mie amiche.

le amiche nuove sì.
quella che inventa esposizioni meravigliose, che ha gli occhi che brillano, che mi fa sempre sentire amata, che con quelle sue mani farfalline racconta storie bellissime.
quella che dovrebbe fare cinema. senza discutere. perchè il talento è talento.
quella che è riuscita a mantenere impegno, passione, scrittura, arte, politica e un cervello funzionante, crescendo una bimba con gli occhi vivaci che le somiglia moltissimo.
quella così elegante che sa gestire con grazia e pochi tentennamenti perfino i terrible two del suo maschietto.
quella che ha millemila master e quindi può fare un po' la scema, perchè il suo cervello non è in discussione.

e poi quelle a geometria variabile, le mamme Instagram, e le amiche, carissime, dei libri e della posta del cuore - e tutte quelle che usano ogni socialmezzo a disposizione per comunicare amore e sorellanza e superano qualunque distanza in un soffio.

e tutte le mamme-compagnediviaggio. tutte.
tutte queste amiche verranno con me, se lo vorranno.

ma anche le amiche con cui, nella cucina dalle pareti verdi e viola, abbiamo iniziato una delle tante possibili vite adulte.
quelle prime scelte le abbiamo fatte insieme.
queste donne saranno sempre con me.



e in quella casa ci porterò nuovi progetti, un lavoro che evolve, un nuovo diploma, finalmente!

vorrei tanto portarci una storia d'amore, una storia bellissima, folgorante, che inizi insieme a quella casa.
chissà.

e in quella casa porterò il mio bambino che cresce e che ha sempre meno bisogno di me - e che avrà sempre bisogno di me - in quella casa bisogna che trovi la porta sempre aperta, per uscire e per tornare.

fare le scatole, scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare, è un gran lavoro.
riempie il cuore, lo impolvera per un po', lo ripulisce, lo gonfia di lacrime e non sono tutte lacrime amare.
in fondo, lascerei qui quasi tutto, perchè quasi tutto ci sta, in questo cuore gonfio.

solo una cosa mi tormenta: le tacchette delle altezze di Momo, sul muro dietro la porta della sua camera - quelle come le porto con me?




photo credits: Giulio Bassi on Flickr

2 commenti:

L'angolo di me stessa ha detto...

Che bel post! Pieno di belle emozioni e un pizzico di nostalgia...
Buona nuova vita!

Cristina Sebastiani ha detto...

Grazie cara!
Un po' di nostalgia c'è, ma per fortuna restano molti punti fissi a compensare quello che cambia.