giovedì 22 luglio 2010

pensiero stupendo!


maimouna s. ha 32 anni: sandali con pericolosi tacchi a spillo su un altezza già vertiginosa, borsetta finto leopardo, occhiali firmati sulla testa, bracciali e top attillato le donano una bellezza aggressiva e vagamente volgare.
maimouna ha un bimbo di due settimane placidamente in braccio, totalmente estraneo al casino che si svolge attorno a lui.
(questo ritratto non è della donna descritta nel post)

stamattina sul tardi ero al consolato senegalese per lavoro (ho un accordo di collaborazione tra il mio studio di consulenza ai migranti e i servizi consolari, che mi hanno molto generosamente dato la possibilità di farmi pubblicità presso di loro): incrocio il console, notoriamente persona gentile e affabile, e lo vedo decisamente irritato contro una donna che gli chiede insistentemente qualcosa in wolof: cerca di mandarla via ma lei non vuole saperne, fino a che non è lui a voltarle le spalle e a occuparsi di altro.
finisco di fare il mio giro di saluti e accordi e mi raggiunge un amico, che con alcune carte in mano mi chiede se posso occuparmi di maimouna e della sua richiesta di cittadinanza italiana: appena la vedo la riconosco.

fuori, sotto un sole che non perdona, bastano due parole, quasi solo il suo nome, perchè cominci a piangere a dirotto, una diga che si squarcia, senza passaggi intermedi dallo sguardo di fuoco, arrabbiato e frustrato con cui era uscita dal consolato passa alla disperazione che si scioglie in singhiozzi, si appoggia al muro, non cerca di fermarsi, ha semplicemente rotto gli argini.
recupero al volo il piccolo, prendo maimouna per mano e la porto al bar dove possa sfogarsi senza tutti quegli sguardi maschili di disapprovazione addosso.

maimouna ha 32 anni e le sue mani dalle vene ingrossate dicono una vita di fatiche che la mise firmata nasconde piuttosto bene.
ha sei figli, la più grande ha 15 anni, il più piccolo ha due settimane: uno, intermedio, è figlio solo di suo marito ma lei se ne prende cura e lo sguardo le si illumina d’amore quando me lo racconta.
sono tutti maschi, i suoi figli, tranne la prima.
e hanno padri e nazionalità differenti.
una senegalese, quattro italiani e uno francese.
c’è un problema burocratico con uno dei suoi bimbi e la sua cittadinanza, niente di insormontabile e niente che giustifichi tutte quelle lacrime: rapidamente ci accordiamo sul lavoro da fare e intando mi racconta, un po’ alla volta, una storia così comune che mi colpisce e mi resta dentro.

dove sono i padri dei figli di maimouna? dove sono quel senegalese, quei due italiani, quel francese mentre lei corre tra l’europa e il senegal, commercia con la scaltrezza di un pirata d’altri tempi, paga la scuola privata a tutti (compreso quello che uno dei suoi mariti ha fatto con un’altra) e li difende dalla burocrazia italiana con le unghie di un leopardo (che non a casa si porta sulla borsetta)?
dove sono?
maimouna non spende una parola amara verso di loro: semplicemente non ci sono e non ci si apetta che ci siano.
è lei a occuparsi di tutto.

in un paio d’ore è passata dalle lacrime alla rabbia al sorriso all’aggressività alla complicità: un uomo non avrebbe capito, si sarebbe messo sulla difensiva, spaventato da una così vasta molteplicità di emozioni.
e infatti, un uomo, il signor console, persona di cui ho generalmente molta stima, la stava mandando via senza quel documento che lei insegue da tre anni, a causa dalla sua aggressività, giudicata maleducata e inopportuna.
ma maimouna era aggressiva per fatica, non per rabbia verso il signor console: è difficile che un uomo capisca questo.

quando una donna deve occuparsi di sé e dei propri figli, lo fa senza fiatare: non ho mai visto nessuna tirarsi indietro, abbandonare il campo.
lo fa anche se non vorrebbe, anche se ha maldipancia, anche se è stata lasciata dal marito e la ferita fa un male cane, anche se ha appena perso il lavoro e l’orgoglio brucia terribilmente, anche se ha il papà in ospedale e il tempo per fare tutto non basta mai.
lo fa quando ha un marito vicino, che porta a casa i soldi e si siede in poltrona appena rientrato dal lavoro a osservare il bel lavoro che lei e i suoi figli fanno in quella bella casa tranquilla e ordinata.
lo fa e basta.
maimouna lo fa e basta.
ma appena sente una spalla, senza nemmeno verificare se è una spalla solida, lascia andare tutto, quasi le cadeva il figlio dalle braccia, lascia andare tutto e piange tutta la sua fatica.
poi si riprende, si asciuga le lacrime e ritrova la stessa concretezza di sempre.
ma come fa?
ma come facciamo, noi donne, ad essere sempre così forti?

non è giusto, non è giusto.
non è giusto prima di tutto nei confronti degli uomini.
accettare che siano meno forti di noi significa ritenerli degli idioti.

come ho stima del console senegalese ne ho per la maggior parte degli uomini e allora non mi capacito come possano permettersi di scappare quando la loro donna annuncia una gravidanza e farsi rivedere pentiti dopo mesi o addirittura dopo il parto, con le orecchie basse, pronti a farsi carico, a parole, della creatura.
quanti ne ho conosciuti!
che se hanno un appuntamento di lavoro lasciano vomitare il figlio in macchina pur di non fermarsi in autostrada aggiungendo ritardo.
che se devono alzarsi un’ora prima per accompagnare la moglie al lavoro si lamentano per una settimana.
che se hanno malditesta si ferma il mondo, ma se la moglie ha una crisi d’ansia le chiedono con sollecita esasperazione hai le tue cose?
che tornano dal lavoro e ritengono sia loro diritto andare in palestra o sedersi a leggere il giornale.
che si permettono di lasciare la spazzatura nel bidone e il frigorifero vuoto, in attesa che qualcuno dica loro: c’è la spazzatura da buttare.
a me nessuno ha mai detto che c’era la spazzatura da buttare.
è genetico rendersi conto della puzza, delle mosche e dei rivoletti putridi che spuntano dal sacchetto?
è genetico ricordarsi che tuo figlio deve mangiare e che quindi bisogna passare al supermercato?
è genetico guardare tua moglie che dà fuori di matto per la stanchezza e dirle amore, posso aiutarti senza sentirsi offesi perchè le urla, si sa, sono sempre piuttosto fastidiose.

quante volte, tra coppie italo-senegalesi si è discusso del perchè dai mariti senegalesi a volte si accettano cose che non si accetterebbero dai mariti italiani.
ora mi chiedo, donne: perchè dai mariti, dai compagni, dai fratelli, dagli uomini in generale, accettiamo che assumano un ruolo da eterni bambini e facciamo di tutto per consolidarlo?
gli uomini sono adulti.
ho descritto una serie di biechi stereotipi a cui molto uomini non si conformano, ma quello che mi fa davvero molta paura è che quasi tutti (o forse proprio tutti), prima o poi qualche gesto del genere lo fanno sempre, e prima o poi l’idea che loro, in fondo, sono uomini, la tirano fuori sempre.

e qui il punto non è che gli uomini possano o non possano fare qualcosa: il punto è perchè gli è permesso.

quello che pretendo da un’amica in termini di vicinanza, comprensione, sorellanza, complicità, condivisione, intelligenza... e tutto quello che a lei devo, se desidero essere una degna amica...esattamente tutto questo, nella stessa quantità e con la stessa intensità, lo pretendo da un uomo.

e pretendo da me stessa di essere capace (o di provare a essere capace) di darlo ad un uomo.

non ritengo gli uomini meno intelligenti o meno-qualsiasi-cosa rispetto ad una donna: siamo tutti incasinati da costruzioni e costrizioni sociali feroci.
qualche giorno fa un’amica mi parlava dell’importanza delle convenzioni sociali, assunto che odio e condivido in minima parte (solo quella necessaria a convivere in armonia fino a che non si tocca la mia natura e il mio nucleo di persona autonomamente pensante).
che gli uomini siano degli eterni bambini e le donne delle eterne forti e onnipotenti guerriere è una convenzione sociale, una di quelle che odio con tutta me stessa.
donne-mule.
donne-combattenti.
donne-sagge.
donne-forti.
basta!!

io sono forte quando sono forte e fragile quando sono fragile e debole e pigra, stupida, intelligente, brillante, costruttiva o distruttiva in pari quantità e con pari dignità.
e lo rivendico.
che significa che quando sono debole mi aspetto che qualcuno metta una rete, perchè è quello che faccio io (o che dovrei fare, quando sono abbastanza attenta) quando uno dei miei cari è debole: mi aspetto che gli uomini facciano semplicemente, facendo i conti con la loro umanità e comprensibile disattenzione, quello che si aspettano da me, né più né meno.

maimouna ha pianto sulla mia spalla e ha trovato una donna disposta ad aiutarla a fare un piccolo pezzetto di strada.
il resto lo dovrà fare da sé.
ma nessuno dei papà dei suoi bambini subirà delle conseguenze per la sua assenza, al massimo sarà un uomo più misero e più meschino, incapace di sollevarsi al di sopra della sua inadeguatezza, ma chi lo punirà per questo? non la società.

se anche solo uno dei suoi uomini avesse desiderato intensamente essere lì con lei, o se anche solo uno degli uomini che mi leggono non penserà che se maimouna è sola è perchè sicuramente ha fatto qualcosa per esasperare i santissimi papà dei suoi bambini, allora non avrò scritto una profonda e insondabile banalità.

che pensiero stupendo!

27 commenti:

Anonimo ha detto...

ho acceso la televisione, lui dietro una scrivania, lei seduta davanti a lui, gli sorride e gli dice: hai deciso di fare lo psichiatra dopo la morte di tuo padre per il cancro?
lui: sì, immagino di sì, nessuno mi aveva preparato allora, così oggi cerco di aiutare le persone ad andare avanti.
lei: e chi aiuta te ad andare avanti?

ecco una domanda che ogni donna fa in continuazione agli uomini che incontra e che nessuna donna si sentirà mai fare da un uomo.

saluti,
ismaele

cri ha detto...

ecco, sì, era quello che intendevo.

vorrei aggiungere un pensiero molto privato, ma credo utile: spesso non mi accorgo quando il mio compagno si mette al mio fianco, ho in testa un'idea di come dovrebbe farlo e se lui lo fa in una maniera diversa io non lo vedo.
oppure non mi accorgo di quando lui ha bisogno di me.
questo per dire che l'attenzione e la disattenzione sarebbero un buon punto di ragionamento, da mettere sul tavolo insieme alle convenzioni e alle convinzioni sociali, alla comunicazione e all'accettazione reale dell'altro... se mai vorremo che la società cambi da questo punto di vista :-)

Anonimo ha detto...

Grazie Cri.Leggo sempre con molto interese cio' che scrivi ma la mia vita impregnata di pannolini , allattamenti , Winnie the Pooh , litigate , urlate etc etc poco spazio lascia ad altro.
Soprattutto impegnarmi per dare risposte impegnate a cio' che scrivi.
Innanzitutto complimenti alla sciura Maimouna.
Dicono io sia una super mamma ma lei lo e' davvero!!!

detto cio' io reputo gli uomi da te descritti IDIOTI.
Non mi vergogno a dirlo.
E' la verita'.E un difetto di questi uomini.
O forse reputo idioti i loro atteggiamenti.
Non e' la stessa cosa , vero?
non ho voglia di rifletterci.Sono diventata pigra in questo.

No , che non conta la genetica .
Conta la voglia che hai di impegnarti , di collaborare , di capire , di cambiarfe il tuo modo di vedere , sentire , vivere.
Conta quanto sei egoista.

e Cri , permettimi sara' una fottutissima convenzione sociale ma e' la verita' : siamo piu' forti.
E lo sappiamo.E anche se siamo stanche , piangiamo , soffriamo , sputiamo sangue ..alla fine ci rialziamo pure e quasi sempre da sole.
Ma siamo anche poco coraggiose a volte ...
Se abbiamo accanto un uomo che non crede plausibile una nostra stanchezza , che aspetta che gli si dica cosa da fare , che neppure una sera ci abbia mai detto:sdraiti tu sul divano , vedo che sei stanca...io mi metto sulla poltrona , se appena accendi la tv lui ti chiede:dov'e' il telecomando?beh,,,se ci teniamo accanto un uomo cosi' , non ci possiamo lamentare.
UN ALTRO UOMO E' POSSIBILE , ci credo.
E' un 'impresa ardua ma possibile.
Ci vuole molto sacrificio , molta attenzione , molta INTELLIGENZA.
Ma si puo' fare.
Questo il mio piccolo e banale contributo al TUO PENSIERO STUPENDO.
Un bacio
Elena

cri ha detto...

più forti, poco coraggiose, idioti, egoisti...tutti aggettivi su cui riflettere.
aggiungerei solo (per amor di completezza e assolutamente non come giustificazione), diversi.
grazie ele, lo sapevo che non sarebbe stato un contributo qualunque.

Anonimo ha detto...

Guarda ho usato molti aggettivi per essere piu' chiara se no mi incasino.
Non certo per ridurre l'importanza del tuo argomento.
Ma nn sono capace ne' di filosofeggiare ne' di scrivere bene,lo sai.
In fondo io non credo ci siano cosi' tante diversita' tra un UOMO e una DONNA .
Ci hanno insegnato a crederlo , ce lo hanno inculcato ma poi non so se sia davvero vero.
Se riusciro' a uscire dalla mia pigrizia mentale ci pensero' su.
Elena

cri ha detto...

ecco, il dibattito tra teoria della differenza e filosofia dell'uguaglianza ha riempito decenni di femminismo e scaffali polverosi di librerie e biblioteche: non ricominceremo anche noi!

quello su cui siamo d'accordo, mi pare, è che sia che siamo uguali sia che siamo diversi, abbiamo certamente pari responsabilità: ho capito bene?

Anonimo ha detto...

Assolutamente si.
mi piacerebbe leggere il commento di qualche uomo.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
cri ha detto...

anche a me, moltissimo.
facciamo girare e vediamo che succede ;-)

Anonimo ha detto...

Non ho parole Cri! Quest o me lo stampo e lo appeno, oppure faccio volantinaggio e ricopro l'intero quartiere, l'intera città. Ho le lacrime agli occhi per quanto bello è quello che hai scritto, per l'emozione che mi ha dato leggere ciò che ho dentro in una forma così pulita... e mi dispiace non avere al momento la capacità intellettiva o semplicemente la forza e la freschezza mentale adeguata per apportare un minimo contributo. Sì. Ce ne saranno moltissimi che vi risponderanno che è genetico. Molti altri non ve lo diranno, cedendo al gioco della più bieca ipocrisia con cui si paga il quieto vivere. Ma personalmente ritengo che la maggiore responsabilità vada a chi subisce ciò che non dovrebbe.

Anonimo ha detto...

ups, dimentico sempre di firmare... stellina

cri ha detto...

stella stellina, epperfortuna che non avevi la capacità intellettiva di commentare! :-P

simona ha detto...

come e' dura essere Donna.... ma cosa sarebbe il mondo senza di loro

cri ha detto...

Grazie cri,mi ci voleva!

enza

cri ha detto...

loro? e tu che sei simo? non mi parevi marziana, ma nel caso benvenuta in questo mondo :-)))
mondo che deve cambiare, forse anche a partire dalle Donne ;-)

simona ha detto...

volevo estraniarmi per un attimo... non ci sono riuscita!
Senza di noi. Madri, mogli, compagne. DONNE

simona ha detto...

deve cambiare, e forse noi donne dovremo imparare ad amarci di piu' e metterci dei limiti.

cri ha detto...

noi donne dovremo..loro uomini dovranno..s... Mostra tuttoì, ma chi comincia? mi pare un po' come l'uovo e la gallina....
e siccome ci pareva anche alle donne da diversi secoli, si sono buttate e hanno fatto la frittata ma poi solo una piccola parte (piccola ma consistente grazie a dio!) di uomini ha percorso la stessa strada e ora le donne sono stanche perchè sembra di sbattere contro un fottuto muro di gomma...
forse invece di ragionare su quanto e perchè dobbiamo amarci, dovremmo solo scendere in SCIOPERO! tutte.
sciopero da forti, sciopero da guerriere, sciopero da sagge...sciopero.
uff..

chameli niang ha detto...

Cara Cristina bellissimo pezzo hai scritto. Penso che non dovremmo accettare certi comportamenti da un uomo, come hai detto tu, giustificandolo perch... Mostra tuttoè è un maschio... personalmente credo che non dovremmo fare un figlio insieme ad un bambinone narcisita... e credo che è anche nostra responsabilità, del nostro bisogno di essere necessarie e di sentirci migliori di loro, mentre apparentemente gli lucidiamo l'ego, se si permettono di essere tanto superficiali. Proviamo a pensare cosa accadrebbe se tutte le donne del mondo li scaricassero ogni volta che si comportano come bambini viziati invece di sopportare... perchè abbiamo sopportato e sopportiamo ancora è la domanda giusta da farsi.

manaar martucci ha detto...

Beh io lo faccio, pero' sono attualmente single (ma felice), perché di uomini stupendi ogni tanto comunque se ne incrociano... quindi non perdo la speranza!!
E poi dipende dalle donne che una volta madri dovrebbero responsabilizzare i loro figli maschi affinché i maschi di domani siano ancora migliori..

cri ha detto...

in fondo a tutti piace che gli venga lucidato l'ego.
a voi non piace? a me sì.
più ci penso e più mi pare che, nell'ottica di un cambiamento (dopo che ci siamo detto tutto quello che non è giustificabile), la parola giusta è reciprocità.
RECIPROCITA' significa che il sostegno, la comprensione, la compassione, l'empatia, lo sguardo rivolto all'altro e non a sè devono essere ben equilibrati e bilanciati.
magari anche nell'arco della stessa giornata, perchè no.
oppure nell'arco di periodi di vita differenti che ognuno attraversa.

se c'è reciprocità allora significa che in un rapporto (anche di amicizia), ognuno fa la sua parte, quando può farla.
significa che alcuni errori possono essere valutati e perdonati.

se deve essere sempre e solo un componente della coppia a valutare e perdonare, a occuparsi dell'altro e di sè e degli altri, a cedere il boccone migliore, a regalare un abbraccio al momento giusto, a ingoiare un rospo quando sa che è meglio farlo, a opporre un sorriso a una sfuriata, a portare un peso senza il sostegno di nessuno allora semplicemente non può funzionare: se c'è reciprocità, se c'è la sicurezza di avere per sè il sostegno quando lo chiediamo, allora credo che tutte (e tutti) siamo disposti a darlo quando viene chiesto.

grazie a tutti per i contributi! bella discussione :-)

Anonimo ha detto...

trovo quanto hai scritto tanto bello quanto utopico, Cri... e lo scrivo con tristezza. D'impulso la disillusione per queste vane speranze è la prima reazione emotiva che avverto. Possibile che dopo aver analizzato tutto così lucidamente non riusciamo a rispondere al perchè?

stellina

cri ha detto...

il perch... Mostra tuttoè a me è chiaro: tutti noi siamo potenzialmente egoisti e generosi alla stessa maniera - quello che tiriamo fuori dipende da molte circostanze delle quali la nostra volontà è sicuramente una di quelle ed è anche molto determinante, ma non è la sola: si reagisce anche all'ambiente e quindi, nello specifico, all'altro partner della coppia.
(ma si reagisce anche ai fantasmi interiori, all'ambiente, all'educazione, al momento personale e al momento storico e politico)
il perchè, analiticamente, quindi è dato da una somma di fattori.

la soluzione è data dal fare prima di tutto ognuno la propria parte senza guardare se la fa anche l'altro: farla e basta perchè è moralmente giusto farla.
e nella propria parte ci sta anche l'accoglienza dell'umanità e degli errori dell'altro (che non significa nè passiva accettazione nè giustificazione ma forse vuole dire valutazione e possibilità).
dopodiche, fatta la propria parte, se l'altro non ci sente, non vuole farla a sua volta, è troppo preso da sè, allora la responsabilità, come diceva qualcuno sta in chi subisce e non mette un punto.

si possono e si devono fare, incoscienza, alcuni passaggi, sapendo consapevolmente e umanamente che anche noi donne, forti, coraggiose, guerriere, non siamo però delle sante.
sicuramente non si deve mai, proprio mai, continuare a sbattere la testa contro un muro di gomma.

ti sembro troppo semplicistica? bè, la realtà quotidiana è più complicata di così, certamente.
ma sai che a me piace mettere in ordine :-DD:-P

cri ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

♥♥♥ cri...

sofia ha detto...

...santa Cri...il problema a questo punto è avere la lucidità per fare una giusta valutazione, per trovare l'equilibro tra la comprensione delle differenze e la realizzazione dell'incompatibilità, e quando ci sei dentro in pieno non è facile, se poi c'è un figlio di mezzo lo è ancor meno...

cri ha detto...

la realizzazione dell'incompatibilità! mi piace moltissimo!
quando ci riesci fammi sapere come fai :)