mercoledì 20 ottobre 2010

di bugie, bugiardi e altri demoni #2

ovvero, la verità sottovoce


ho un amico, abdoulaye, che ha preso molto a cuore l’avvio della mia nuova attività e mi chiama alle ore più impensate per dirmi domani passo da te in ufficio così parliamo di tutto e di niente, così mi dice con mio grande divertimento, e io non oso fermarlo.
così me lo ritrovo spesso dall’altra parte della scrivania che mi guarda solenne, con la giacca beige e le scarpe lucide, le mani incrociate sulla pancia, seduto dritto e serio: la sua presenza riempie tutto l’ufficio.
ieri si discuteva del migliore approccio da tenere con i clienti e ne è venuta fuori una interessante discussione riguardo ai diversi sguardi possibili.
ovvero, la verità è una sola?
laye è senegalese, di dakar.
faceva il cancelliere al tribunale civile, conosce perfettamente le leggi, i limiti e le possibilità dei sistemi legislativi e di conseguenza comprende perfettamente i limiti e le possibilità del mio lavoro: io sono consulente per l’immigrazione, mestiere relativamente recente in questo nostro paese immaturo, aiuto le persone a orientarsi e ad acquisire strumenti nell’ambito della legge sull’immigrazione.
mestiere da squali, mestiere senza regole, gola buia e umida per chi vuole speculare e ballare sui cadaveri degli immigrati.
ho la pretesa di fare questo mestiere onestamente e laye lo sa.

si discuteva di cosa dire e cosa non dire, ai clienti.

il mio amico sostiene, in una logica e con uno sguardo tutto senegalese, che dire la verità nuda e cruda non è fonte di rassicurazione quanto piuttosto di scoraggiamento in persone già provate dalle difficoltà dell’emigrazione, dalle attese, dalle barriere, dal rifiuto che vivono una volta passata la frontiera.
la verità va apparecchiata in modo da essere digerita: non si dice a una persona “tra la domanda e la risposta di un visto di ingresso per lavoro subordinato possono passare anche due anni”; si dice semmai che la risposta potrebbe metterci anche più di sei mesi.
non è una bugia, ed è meno sconvolgente.
stante il fatto che né io, né in realtà nessun altro compresi i funzionari della Prefettura che esaminano la domanda di ingresso, siamo in grado di dire effettivamente e con certezza quanto tempo ci vorrà.
la legge stabilisce venti giorni, la realtà è un enorme buco nero che si mangia tempi infiniti.

provo a calarmi nel suo sguardo, ma faccio fatica: preferisco che mi si dica che mio marito sarà in italia sicuramente tra due settimane e poi dopo due settimane che mi si dica ancora due e poi ancora due e poi ancora due o che mi si dica direttamente e senza filtri sei mesi, guardandomi negli occhi e con voce chiara e ben scandita?
e se poi dopo sei mesi ancora non è qui? e se arrivasse veramente dopo due settimane? e cosa ne è del mio cuore, delle mie emozioni?
sono italiana, non c’è niente da fare, e preferisco sentire esattamente la risposta che più si avvicina alla verità, per quanto dolorosa sia o per quanto mi prospetti un futuro di faticosa attesa e incertezza.
alle mie emozioni penserò poi io.
ma se un senegalese mi dice che lui no, lui non lo preferirebbe, so che per quanto lo riguarda ha ragione lui e che io non posso prescindere da questo punto di vista.

abbiamo discusso a lungo io e laye ieri sera, fuori dalla finestre veniva buio, ormai è autunno e in casa hanno accesso il riscaldamento: siamo usciti nel traffico di corso buenos aires e per farmi comprendere che non mi stava criticando né tantomeno mi stava esortando a mentire ai miei clienti, mi ha offerto un apertivo fiero di farlo nonostante non abbia lavoro da dieci gg e sia anche lui, come tanti altri su questa terra, faticosamente in attesa di un benedetto permesso di soggiorno.
un aperitivo pieno di significati, quello di ieri sera, uno sguardo importante quello di laye sul mio lavoro e sulle mie capacità: laye crede in me e desidera che io cresca e semina dubbi e domande nella mia testa affinchè io possa riflettere e migliorare.

e io ubbidiente rifletto, come una matta: come salvaguardare l’unica cosa su cui veramente punto perchè le persone scelgano me, me e non chiunque altro in città offra lo stesso servizio?
io dico le cose come stanno, aiuto a orientarsi, rivelo retroscena scomodi che nessuno si è mai scomodato a spiegare andando al di là della fatica della lingua diversa e dell’enorme carico di aspettative e speranze che viene portato ogni giorno nel mio ufficio.
io dico la verità.
a chi vuole venire in italia dico che la vita qui non è quel kitch paradiso hip hop di limousines e belle donne che pensano di trovare.
a chi è qui dico che se pensa di pagare un losco sconosciuto che gli promette il miracolo di un documento è meglio che quei soldi li mandi a sua madre per il montone della tabasky, perchè quel documento risulterà falso al primo controllo e lui si troverà a casa per la tabasky prima ancora di essersi reso conto di aver sbattuto gli occhi.

ma come dirla, la verità, quella che a me piace nuda e cruda, perchè non rischi di essere per qualcun altro un’inutile violenza?

in silenzio, mi ha detto stamattina qualcuno.
sì, forse è proprio in silenzio che va detta.
ascoltando, allenandosi a percepire la richiesta e a modulare la risposta sulle esigenze espresse dall’altro, sul suo orecchio, che del resto sentirà solo quello che gli verrà detto in maniera per lui comprensibile.
la verità è una sola: su questo io e laye siamo d’accordo.
ma declamarla con voce squillante come le trombe del Giudizio non aiuterà chi di giudizi ne subisce già tutti i giorni, chi fonda la sua sopravvivenza più sulla speranza che sulla certezza, chi ha le orecchie ferite da troppe feroci verità.
la verità detta da chi sta bene è difficile che entri nelle orecchie di chi sta male.
la verità esposta con fredda e razionale logica chiarezza non convincerà magicamente chi è confuso.

la verità sottovoce.

quella che impari quando hai amici che hanno altre verità.



13 commenti:

roberto ha detto...

Terre di mezzo, aree abbandonate tra i confini certi delle nostre paure: solitarie, inospitali, eppure, per chi ha la sorte o l'avventura di sostarvi, così ricche di tesori di umanità nuova,
per chi sa ascoltare, per chi sa sperare, per chi ...sa osare storie inedite...
sottovoce...
Grazie Cri, grazie Abdoulaye

tuppa tup ha detto...

Io credo d'essere come te, seppur con "orecchie ferite da troppe feroci verità" preferisco la vera verità sempre. Il dubbio, l'ambiguità, l'incertezza, la mancanza di chiarezza, li trovo più insopportabili di una brutta verità :)

rosanna ha detto...

Premesso che io, se fossi straniera , preferirei sapere la verità dei tempi biblici che mi aspettano , piuttosto che chiedere ogni 2 per 3 a che punto è la mia domanda?
.e perdre tempo inutile

claire ha detto...

Io penso che Abdoulaye voglia semplicemente usare diplomazia nel esporre le verità.
avete solo un modo diverso di comunicare, a coloro che sperano in una vita migliore, quello che forse nessuno vorrebbe mai sentirsi dire.
La speranza è sempre... l'ultima a morire,è per questo motivo che procediamo nei nostri obiettivi con tenacia e determinazione,proprio perchè è la speranza che qualcuno bene o male può averci dato
come appoggio in un momento difficile della vita.
Se poi il tutto non avviene,non si tratta di delusione o presa in giro,ma di un' opportunità per farsi che la persona possa ancora credere in se.
conclusione tutti e due siete per la verità,io personalmente per la verità velata di speranza
Grazie Cristina

elisa ha detto...

si anche io preferirei subito una verità,più che restare con il dubbio,ed illudermi...
ma come hai scritto tu "la verità detta da chi sta bene è difficile che entri nelle orecchie di chi sta male e vive di speranze xchè troppe volte ferito......." ma il tuo amico Abdoulaye fa riflettere...

tuppa tup ha detto...

e chi dice che chi dice la verità sta bene?

cri ha detto...

non era un'affermazione generale, robi, ma specifica: io (in questo caso) che ho il compito di dire la verità a chi mi chiede informazioni, sto bene cioè non sono nella condizione di chiedere un permesso di soggiorno nè in realtà di soffrire la fame (secondo loro) e quindi meno credibile (a volte, e sempre secondo loro) agli occhi di chi sta meno bene.

seble ha detto...

Grazie per aver condiviso con noi i tuoi pensieri. Non é facile trovarsi davanti persone che nelle tue parole cercano la salvezza. Penso di avere bene impresso gli occhi di chi é alla ricerca disperata di una soluzione, che ti guarda e spera che tu abbia una bacchetta magica che magicamente metta tutto a posto. Tu Cri fai un lavoro veramente difficile, ma che ti appassiona tanto. E proprio questa passione ti aiuterà a capire le varie sfumature della verità. Bacio

roberto ha detto...

è proprio nella indeterminatezza di ciò che può essere giusto o no, di come gli altri ti possono leggere o filtrare, nell'ansia di voler comunicare e non fraintesa, nell'ascoltare con empatia ma senza com-patire, nello sperare futuri miglio...ri e nella paura di sbagliare la porta giusta da aprire...
lì, in quello specifico che tu descrivi, risaltano i contorni delle terre di mezzo, dove la verità non è una, non è provata, può non essere universale (ancor più messa in risalto dal confronto con Abdoulaye)
eppure dove, forte, spira quel soffio di umanità nuova (o di nuovo spirito)...
Ecco quel che mi viene, leggendo il tuo resoconto di una giornata: nè son possibili risposte da darti: solo tu puoi dartele, perchè saranno il tuo personalissimo modo di rispondere a quei bisogni: sono il tuo stile di vita.
ma volevo restituirti dove mi pare di ritrovarti:
nel pieno di quella ricerca di un senso della vita e del tuo lavoro a cui da tempo stai dedicando molti tuoi sforzi: è il miglior posto posibile!

alice ha detto...

Ho sempre pensato che sia meglio una verità nuda e cruda piuttosto che un'illusione che si sfracella contro un muro...ma vero è che qui si va avanti solo tramite la speranza, speranza di un permesso, speranza di migliorare le cose, speranza... di cambiamento, speranza di tornare a casa, speranza di restare, speranza, speranze...
Quindi si alla verità, ma no alla distruzione delle altrui speranze perchè adattando una celebre frase sull'utopia "L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. E allora a cosa serve l'utopia ? A questo: serve per continuare a camminare."
La speranza serve a continuare a camminare, vivere, provarci e riprovarci, nonostante tutto e tutti, nonostante i tempi biblici, la burocrazia, gli ostacoli, la fatica, la distanza, la nostalgia, il sentirsi soli...
La verità deve essere utile alla persona "al di là della scrivania", serve a non perdere tempo e soldi preziosi, se questa cosa non è perseguibile perchè ostinarcisi mentre potrei cercare altre vie? serve a non prendersi in giro, ma serve anche a rispettare le altrui speranze quindi si ad una verità misurata sulla persona che ho davanti, non un adattamento della verità, ma un adeguamento della modalità in cui propinarla..

roberto ha detto...

un ultimo commento (poi mi stordisco con la tachipirina):
tu hai il compito di dire la verità a chi chiede informazioni o hai il compito di accompagnarli in un processo di inserimento sociale? o che altro?
a volte non si trova la risposta giu...sta finchè non si formula la domanda corretta...
che ne dici?

Wa Tshiala Giò Kasongo ha detto...

Direi, che avete tutti e due ragione, a seconda dei casi...ecco la soluzione (l'hai detta) : "... allenandosi a percepire la richiesta e a modulare la risposta sulle esigenze espresse dall’altro..." . La chiave di svolta: modulare la rispos...ta sulle esigenze, vere o presunte, realizzabili o utopiche, espresse dall'altro venendogli incontro o semplicemente mettendolo davanti alle sue responsabilità, in tutti e due i casi e a seconda dei casi, in maniera hard (verità nuda e cruda - hardware-) o in modo soft (lentamente o in silenzio-software-). Dobbiamo tenere presente però la narrazione biografica della persona da cui si evince il suo "progetto di vita immigratorio "; cercare di capire il "locus of control " di chi abbiamo avanti cioè se pensa che la riuscita della sua vita dipende da lui o dalle circostanze esterne ; valutare le forze(propulsive) non dimenticandoci di soppesare la capacità di resistenza...tutte cose che ci permetteranno di modulare la nostra risposta , con empatia o con distacco, a fine di bene senza nulla ferire...

cri ha detto...

grazie giò, hai proprio ragione!