martedì 6 ottobre 2015

vaccini, sì o no?

Non fatevi ingannare dal titolo, non ho alcun dubbio.
Vaccini assolutamente sì.
E non mi paga nessuna casa farmaceutica nè sono vittima di un complotto internazionale.
Semplicemente ci tengo alla salute di mio figlio, alla mia e a quella di chi mi è caro.
E poi anche a quella di chi i bambini non li fa vaccinare e soprattutto alla salute dei loro figli.

Non sono un medico, tanto meno son esperta di immunologia e non ho alcuna intenzione di entrare in argomento da un punto di vista scientifico.

So che la lunga lotta, durata secoli di esperimenti, contro alcune tremende malattie, era stata vinta, che gli agenti patogeni erano tenuti sotto controllo, che la barriera immunitaria stava funzionando, che le persone non morivano più di difterite, tetanopertossepoliomorbillo e tubercolosi*.

La vaccinazione funziona perchè se la maggior parte delle persone in un gruppo è vaccinata e non si ammala e dunque non trasmette l'infezione, l'infezione stessa non ha ambiente fertile cui attaccarsi e dunque non si propaga neppure alle poche persone non vaccinate di quel gruppo.
Al contrario, se la maggior parte delle persone non si vaccina, l'infezione (che non è sconfitta, ma solo addormentata) si propaga nuovamente.
Dunque i non vaccinati devono restare un'eccezione, non la regola.
Un'eccezione motivata.
Non la regola.
Altrimenti vince la malattia.

Non sono una fanatica del progresso, sono ben consapevole del fatto che una eccessiva medicalizzazione delle nostre vite e delle nostre esperienze primarie non ha sempre conseguenze positive: per esempio il cibo, ormai così raffinato, così modificato da risultare in alcuni casi dannoso per il nostro organismo); per esempio l'eccesso di igiene, per cui la fobia di germi e batteri ci impedisce a volte contatti affettuosi, paura dei luoghi affollati, eccessive forme di protezione delle nostre case.
E ci sono molti altri esempi.

Ma far morire un bambino di pertosse o di morbillo, oggi, non è eccessiva medicalizzazione.
E non è un a scelta individuale, non attiene alla singola famiglia, è una scelta profondamente sociale con conseguenze collettive.
Oggi le morti per mancata vaccinazione stanno aumentando (ANSA 5-10-2015).
E siamo tutti a rischio.

Se le vaccinazioni comportano delle controindicazioni e dei rischi, combattiamo perchè i rischi siano ridotti, perchè si investa in maggiore e migliore ricerca farmacologica.
Smettere individualmente di vaccinare i propri figli significa mettere in pericolo loro loro e anche tutti noi.

Quindi, finchè non si sarà trovata un'altra soluzione, altrettanto efficace, vaccinazioni sì.
Assolutamente vaccinazioni sì.





*aggiungo una piccola nota rispetto a tubercolosi e immigrazione: non vi sembra contraddittorio urlare all'epidemia portata dai migranti e poi non far vaccinare i proprio bambini?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho deciso di vaccinare mio figlio solo contro il tetano, in 8 anni. Non sono una complottista, nessun lavaggio del cervello, è una scelta delicata e che rivaluto periodicamente, seguendo con coscienza e responsabilità la crescita e la salute di mio figlio.Mi impressiona il terrorismo da ambe le parti: di chi vaccina e di chi non lo fa, ciascuno esprimendo catastrofi. Gli estremi si toccano.
Ho avuto da piccola tutte le malattie esantematiche che ora non esistono quasi più, esistono numerosi vaccini per queste.Riprendendo in mano il libretto delle vaccinazioni della mia infanzia, sono nata a fine anni '70, leggo: antipolio, antidifterica, antitetanica e antipertossica, a partire da tot mesi. All'età di tre mesi ho contratto la pertosse, curata con una trasferta prolungata in montagna e solo dopo sono stata vaccinata. Sto valutando di procedere con queste vaccinazioni di base per mio figlio, escludendo le tante vaccinazioni previste e proposte: basta leggere i bugiardini, è sufficiente chiederli, e sfido chiunque a non spaventarsi per la quantità e il tipo di possibili reazioni avverse che ci possono essere, scritte, non inventate.
Penso fermamente che nessun genitore desideri vedere il proprio figlio malato, le scelte che si fanno sono motivate, ponderate, anche variabili a seconda della situazione.Ripeto: il tema è molto, molto delicato e come tale va trattato dal mio punto di vista.
P.S. sono insegnante volontaria a richiedenti asilo afgani e africani

Cristina Sebastiani ha detto...

è vero, è una scelta delicata.
e io non ho mai pensato che chi sceglie di non far vaccinare il proprio figlio lo faccia con leggerezza o per mancanza di amore, questo non l'ho proprio mai pensato.
ho però avuto la netta impressione che sia una scelta che si fa pensando solo a sè, al proprio nucleo famigliare - e ovviamente non so se sto parlando di te e spero di non offenderti.
io ho vaccinato Momo contro tutto quello che mi hanno proposto, malattie ancora esistenti e malattie ritenute sconfitte, perchè penso che sconfitte non siano.
non ho mai fatto la vaccinazione contro l'influenza nè intendo farla nè penso che sia utile farla fare alle persone anziane.

anche leggere il bugiardino dell'Oky è un po' spaventoso, ma se ho mal di testa lo prendo.
però, ecco, l'oky è una scelta individuale, se io mi tengo o meno il malditesta, se mi curo la leucemia bevendo per un mese la mia pipì, se ritengo che mangiare solo banane mi faccia vivere meglio, sono affari miei e non dò alcun giudizio sulle scelte individuali di ciascuno.

le vaccinazioni hanno a che fare con il bene della collettività invece, e senza voler tirare la croce addosso a nessuno, ho voluto far riflettere su questo aspetto, che nel generale dibattito mi pare dimenticato completamente.

grazie per il tuo contributo, le cose si chiariscono discutendone e capisco molto bene la tua posizione (io stessa ho avuto molti dubbi prima di fare una scelta).

Anonimo ha detto...

A livello di comunità,quindi di bene comune, ciò che manca è un'informazione completa su pro e contro, o meglio: un consenso informato.Tra le reazioni avverse, lo ricordo bene, ho letto anche: decesso. Ovvero, sui vaccini si gettano ombre, perchè i vaccini stessi sono in evoluzione, sviluppo, cambiano la composizione e tipologia e non sempre le informazioni sono complete, non sempre vengono denunciate le reazioni avverse a tempo debito e risarciti i danni. In Germania e in altri paesi europei non sono obbligatori i vaccini, ma l'informazione fa sì che la copertura vaccinale sia entro la soglia suggerita dall'Oms, così come l'informazione. In questo io punto i fari del bene comune, perchè senza giusto consenso informato non c'è consapevolezza e quindi possibilità di scelta.